Quando arriva l’alta stagione il Polpetta dice che aprono le gabbie. Approfittando dei prezzi stracciati di certe mete (una settimana a sharm costa meno di un weekend in un qualsiasi italico luogo di villeggiatura) orde di gente si ammassano negli aeroporti e affollano gli aerei italiani, in ciabatte mutandoni e canottiera, o quasi.
Molta di questa gente non è abituata a volare e fin qui niente di strano. Il problema è che tanta non ha neanche nessuna voglia di imparare a stare in un aereo e non capisce che bisogna fare quello che ti si dice di fare, se non vuoi causare problemi a te e agli altri.
Un giorno, per esempio, mi trovavo su un volo low cost, tratta Bari – Londra. A bordo, sparsa per tutto l’aereo, c’era una comitiva di primati di Bari vecchia (da dove provengono certi folkloristici calciatori, e ho detto tutto). Il portellone non era stato neanche chiuso che hanno cominciato a tirar fuori generi di conforto e a scambiarsi convenevoli nel loro elegantissimo patois.
“Ualiò, ce wì la mozzarell?” (caro giovane, desideri una mozzarella?)
“A mozzarell dangill a sor-t! Dò teng nu f-lòun pa mortadell j u pruvlòun, ca fesh r-sushtà i muurt!” (la mozzarella di cui sopra sei liberissimo di offrirlo alla tua germana, perché si dà il caso che io qui possa disporre di un succulento filoncino di mortadella e provolone, talmente fragrante da essere in grado di riportare in vita coloro che non sono più).
Subito dopo, nel preciso momento in cui l’aereo staccava le ruote da terra, in fase di massima accelerazione e poi di massima pendenza, uno di questi energumeni si alza per prendere la borsa frigo dalla cappelliera, rischiando di far male a sé, cosa di cui il mondo avrebbe ringraziato il caso, ma soprattutto gli altri.
Assistente di volo, con voce incredula: “Sit down, please!”
Energumeno di Bari Vecchia, appeso alla cappelliera aperta come se fosse uno ski-lift: “Ce cazz vol kess!” (quali esigenze sta estrinsecando codesta fanciulla?)
Gli altri passeggeri: “Ha detto di stare seduto!”
EdBV: “Asptass!” (che attenda)
AV: “Sit down, now!”
EdBV: “Le muert ca tin, statt citt!” (taci e, se ti risulta difficile, fallo per amore dei tuoi defunti)
La hostess è costretta a slacciarsi le cinture e arrancare faticosamente in salita verso l’umanoide.
AV: “Ehi, man! Sit down… NOW! …And fuck you!” (e questa è stata la prima volta che ho beccato un’assistente di volo a mugugnare una parolaccia)
Non parliamo poi dei cellulari.
Il divieto d’usarli viene preso come il semaforo rosso a Napoli, un consiglio e basta. Molti pensano che siano le solite regolette cacacazzo messe lì proprio per essere infrante senza problema. Spesso certi esemplari di caproni si spingono oltre i confini dell’umana decenza per difendere il loro sacrosanto diritto ad usare il loro telefono a bordo. A volte il Polpetta ha dovuto alzarsi dal suo posto ai comandi dell’aeroplano per esercitare l’autorità di pubblico ufficiale minacciando di sporgere denuncia, con conseguenti strascichi penali. Solo così le belve diventano gattini ammansiti.
Un giorno il cafone di turno reagì apostrofando l’assistente di volo con “che cazzo vuoi, brutta troia!”
Che maleducazione!
Che poi più tardi, a cena, l’assistente abbia commentato l’accaduto con queste parole “…perché, comandante, e mica uno mi può dare della brutta troia così… Oddio…troia forse un pochino, MA BRUTTA PROPRIO NO!” non è che stemperi la gravità dell’episodio.
E qui, a pensarci bene, tanto tranquilla non sto.