Occàvolo!

O MIO DIO!!!!!!

Mi sono distratta un attimo e le vacanze improvvisamente sono terminate.
Domani mi tocca quella immensa sconfinata abominevole rottura di cazzo del collegio docenti.

Mi consolo con questa maglietta, comprata nei giorni felici di Cefalonia.


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P.S.: non crederete mica che dica il vero?!
June lo togliamo perché si lavora.
July è rovinato  per metà per colpa degli esami.
Quindi rimane solo  August.
E oggi è il 31.

Perché non sono nata ereditiera?

Incontri

Il mondo dei blog viene spesso demonizzato, le conoscenze virtuali stigmatizzate come qualcosa di superficiale e osceno e gli incontri devirtualizzati degli azzardi imprudenti.

Può essere vero. Chi lo sa.

Però la mia esperienza fino ad ora è di tutt’altra natura. Forse perché nel tempo avviene una selezione naturale, forse perché attraverso quella finestra lì alla fine arrivi a conoscere alcuni aspetti della persona reale che si nasconde dietro un avatar, un nick, una maschera. E operi una scelta, a volte difficile nella vita reale, orientando i tuoi interessi solo verso le persone (o le maschere) che più ti aggradano.

Puoi anche decidere un giorno di aprire la tua casa a delle persone che hai incontrato nella vita reale solo per mezzora, ma che nella rete di relazioni intessute in web hanno una loro precisa collocazione, tra i preferiti.

In fondo, ho spiegato oggi a mia madre per la quale il PC è l’invenzione più misteriosa del secolo assieme al telefonino, è come quando avevo i famosi amici di penna che poi magari d’estate si materializzavano davanti alla porta di casa e venivano accolti con allegria e da lei nutriti tutti a botta di orecchiette con le polpette, non senza una punta di divertimento.

Pertanto, ecco arrivarti a casa un trio di  sconosciuti per un invito a pranzo. Il Salypimienta, allertato a dovere, si è preparato con un suo menù a base di mare.

L’atmosfera è rilassata, si chiacchiera, si beve, è come se ci si conoscesse da tanto. Il Polpetta è a suo agio, nonostante questo sia solo il mio mondo. E’ naturale chiedere a loro di mandare a quel paese il campeggio e trattenersi qui da noi. Il posto c’è per tutti.

Loro sono persone garbate, hanno voglia di stare ma temono di essere inopportune. Si convincono e rimangono.

E si rivelano persone straordinarie. Ci avevo azzeccato. Cade la maschera, cade l’avatar, cade tutto, ma sotto è tutto uguale, non ci sono menzogne, il virtuale e il reale coincidono perfettamente. Quelle qualità che mi avevano attirato nel blog non solo si confermano ma vengono superate dalla realtà. Lei è davvero pagurosa e intrigante, con uno sguardo che ti scava dentro, L’Amicadelcuore è una delizia dal sorriso meraviglioso, Lui ha i tratti mediterranei, ciglia lunghissime ed ha un modo di fare che te lo rendono simpatico al primo “ciao”.

Tre giorni di mare, cibo, vino e allegria con tre persone davvero deliziose. 

L’estate non poteva concludersi meglio.

Vederli andar via è stato triste (non per i miei bicchieri, che stanno ancora brindando tra di loro per la fine dello sterminio).

I particolari? Sapete a chi chiederli.

MA PAPA’ TI MANDA SOLA?

Succede anche questo.

Principali interpreti:
 
1. Polpetta Volante alias Salypimienta alias Purpuvigghiutu
 

2. Assistente di Volo alla quale, per il suo altissimo QI e per la sua ammirevole cultura, era stato attribuito il nick di Vento-nei-capelli. Successivamente i soprannomi sono diventati due quando qualcuno (nello specifico il Polpetta) immaginando il di lei unico e neurone aggirarsi nel cranio chiedendo “cucù, c’è nessuno?” ha tirato fuori il lodevole “Acqua Lete”, memore di una noto spot della suddetta acqua.

 3. Walter V, candidato perdente alle ultime elezioni. Sì, proprio lui.

Walter V. è seduto al suo posto. Legge il giornale e ha l’aria di voler stare tranquillo. Vento-nei-capelli sta effettuando il servizio a bordo. Gli porge il caffè.

Vento-nei-capelli “Senta un po’, ma non è che ci siamo già incontrati? Non è che ci siamo già visti da qualche parte?”

Walter V.: “Be’, da qualche parte forse mi hai visto…”

Vento-nei-capelli: “Aaaahh, ma per caso sei un collega dell’Alitalia?”

WV: “Be’, no, sai io scrivo, faccio qualcosa, mi avrai visto in giro”

Vento-nei-capelli : “Ma che sei un regista? Che fai cinema?”

WV: “Nooooo, però…insomma…sì, mi interesso di cinema”

Vento-nei-capelli: “Sì, ma com’è che ti chiami?”

WV: “Sono Walter V.”

Vento-nei-capelli: “Ah, vabbè, ciao!”

 

Vento-nei-capelli porta il caffé in cabina e chiede al Polpetta: “Aò, di là c’è uno che dice che scrive e che si chiama Walter V., ma chi è?”

Qui le cose sono due o la ragazzona ha votato a scatola chiusa per l’altro candidato senza neanche chiedersi chi fosse schierato dall’altra parte, o, cosa più probabile, non si è neanche resa conto che c’erano le elezioni.

 

Aggiornamento. Solo ora il Purpu mi informa che la signorina di cui sopra è anche soprannominata SlipRoberta, in omaggio all’unica dote in suo possesso.

L’importante è trovare il lato positivo in ogni cosa. O si chiama lato B?

summer jokes n. 1

How to Impress a Woman
  Wine her, Dine her, Call her, Hug her,
  Hold her, Surprise her, Compliment her,
  Smile at her, Laugh with her,
  Cry with her, Cuddle with her,
  Shop with her, Give her jewelry,
  Buy her flowers, Hold her hand,
  Write love letters to her,
  Go to the end of the earth and back for her.

How to Impress a Man
Show up naked.
Bring beer.

Tutto sommato, ragazze mie, non ci va poi tanto male…

PAPILLON DEI MIEI STIVALI

Cara Titina

quando ti abbiamo raccattato, insieme a tuo fratello Peppino, eri un piccolo ammasso di pulci. Ti abbiamo salvata dal cassonetto, ti abbiamo allevata e curata, ti abbiamo fatta operare quando è stato necessario,  ti abbiamo costruito un recinto a 5 stelle con cucce coibentate, ti abbiamo comprato pure la mangiatoia a caduta, così puoi mangiare quando cacchio vuoi, ti abbiamo messo una vasca di pietra affinché la tua acqua sia sempre fresca come un ruscello di montagna,  ti abbiamo ceduto, affinché ti facciano ombra, un fico, una quercia, un ulivo e un prugno. Il polpetta ti spazzola e ti porta nei campi a correre. Io faccio la figura di merda di portarmi a casa gli ossi più grossi dai ristoranti per farti felice.

 

Ora mi vuoi dire PERCHE’ MI FAI QUESTO?

 

Perché mi devo sentir dire dal veterinario certe cose???? “Katika, stai messa male, questo è un cane EVASORE, puoi costruire tutti i recinti che vuoi, questo qui riuscirebbe a scappare comunque”

 

E tu scappi, brutta troia, anzi, evadi. Lasci Peppino a guaire per l’abbandono e tu sgusci sotto la recinzione facendoti dei varchi mordendo, scavando, tirando, spingendo. Passi attraverso spazi di pochissimi centimetri  rischiando di procurarti ferite serie.

 

E’ una guerra di nervi, ormai tra me e te. Scappi ed io ti riporto dentro, dopo aver tappato la falla. Mi segui con lo sguardo obliquo di chi te la sta per mettere in  quel posto, e appena mi giro, TATAAAAA’, esci ancora.

 

Che poi, dico io, cosa cavolo te ne fai della libertà? Vai a maschi? Vai a correre felice libera e bella? Vai a rubare dalle ciotole dei cani vicini? No! Te ne stai lì accucciata davanti al recinto che hai appena buggerato e non ti muovi di lì. E mi guardi. Non lo sopporto quello sguardo. Dice “Brutta stronza, tu in gabbia non mi metti, capito? Così, mica per fare chissà che cosa, per principio!”. E c’hai pure ragione, bella mia. Però, siccome tu sei cagna e io sono uomo, cioè, donna, ti spiego una cosa alla quale tu non sei arrivata. Non ti posso lasciare libera libera in mezzo  alla strada, capito? Tu non sai che puoi farti del male, non comprendi che se evadi e piombi abbaiando di gioia su una ciclista, come hai fatto ieri, questa potrebbe spaventarsi da morire, cadere e farsi male sul serio. E chi la risarcisce? Tu? Come, facendo spettacolini da circo? “Venghino-siori-venghino, stasera la cagna contorsionista cercherà di superare il record di evasione da una cassaforte!!”

 

Mi metto in ginocchio e ti imploro: stattene nel tuo bel recinto e fai felice tre esseri viventi, Peppino Polpetta e me. Per non parlare di tutti i motociclisti i bikers i passanti i bambini che rischiano di rompersi l’osso del collo ogni volta che ti tuffi su di loro abbaiando.

 

Guarda come mi hai ridotto. Sono una pezza. Perciò, in ginocchio da te ti imploro:  fa’ la  cagna perbene e torna a cuccia, brutta svergognata.

Con la speranza che questa mia  abbia aperto una piccola breccia nel tuo cuore canino,

con affetto

Katika

SIGNORI SI NASCE…

Quando arriva l’alta stagione il Polpetta dice che aprono le gabbie. Approfittando dei prezzi stracciati di certe mete (una settimana a sharm costa meno di un weekend in un qualsiasi italico luogo di villeggiatura) orde di gente si ammassano negli aeroporti e affollano gli aerei italiani, in ciabatte mutandoni e canottiera, o quasi.

Molta di questa gente non è abituata a volare e fin qui niente di strano. Il problema è che tanta non ha neanche nessuna voglia di imparare a stare in un aereo e non capisce che bisogna fare quello che ti si dice di fare, se non vuoi causare problemi a te e agli altri.

 

Un giorno, per esempio, mi trovavo su un volo low cost, tratta Bari – Londra. A bordo, sparsa per tutto l’aereo, c’era una comitiva di primati di Bari vecchia (da dove provengono certi folkloristici calciatori, e ho detto tutto). Il portellone non era stato neanche chiuso che hanno cominciato a tirar fuori generi di conforto e a scambiarsi convenevoli nel loro elegantissimo patois.

 

“Ualiò, ce wì la mozzarell?” (caro giovane, desideri una mozzarella?)

 

“A mozzarell dangill a sor-t! Dò teng nu f-lòun pa mortadell j u pruvlòun, ca fesh r-sushtà i muurt!” (la mozzarella di cui sopra sei liberissimo di offrirlo alla tua germana, perché si dà il caso che io qui possa disporre di un succulento filoncino di mortadella e provolone, talmente fragrante da essere in grado di riportare in vita coloro che non sono più).

 

Subito dopo, nel preciso momento in cui l’aereo staccava le ruote da terra, in fase di massima accelerazione e poi di massima pendenza, uno di questi energumeni si alza per prendere la borsa frigo dalla cappelliera, rischiando di far male a sé, cosa di cui il mondo avrebbe ringraziato il caso, ma soprattutto gli altri.

 

Assistente di volo, con voce incredula: “Sit down, please!”

 

Energumeno di Bari Vecchia, appeso alla cappelliera aperta come se fosse uno ski-lift: “Ce cazz vol kess!” (quali esigenze sta estrinsecando codesta fanciulla?)

 

Gli altri passeggeri: “Ha detto di stare seduto!”

 

EdBV: “Asptass!” (che attenda)

 

AV: “Sit down, now!”

 

EdBV: “Le muert ca tin, statt citt!” (taci  e, se ti risulta difficile, fallo per amore dei tuoi defunti)

 

La hostess è costretta a slacciarsi le cinture e arrancare faticosamente in salita verso l’umanoide.

 

AV: “Ehi, man! Sit down… NOW! …And fuck you!” (e questa è stata la prima volta che ho beccato  un’assistente di volo a mugugnare una parolaccia)

 

Non parliamo poi dei cellulari.

Il divieto d’usarli viene preso come il semaforo rosso a Napoli, un consiglio e basta. Molti pensano che siano le solite regolette cacacazzo messe lì proprio per essere infrante senza problema. Spesso certi esemplari di caproni si spingono oltre i confini dell’umana decenza per difendere il loro sacrosanto diritto ad usare il loro telefono a bordo. A volte il Polpetta ha dovuto alzarsi dal suo posto ai comandi dell’aeroplano per esercitare l’autorità di pubblico ufficiale minacciando di sporgere denuncia, con conseguenti strascichi penali. Solo così le belve diventano gattini ammansiti.

Un giorno il cafone di turno reagì apostrofando l’assistente di volo con “che cazzo vuoi, brutta troia!”

Che maleducazione!

Che poi più tardi, a cena, l’assistente abbia commentato l’accaduto con queste parole “…perché, comandante, e mica uno mi può dare della brutta troia così… Oddio…troia forse un pochino, MA BRUTTA PROPRIO NO!” non è che stemperi la gravità dell’episodio.

E qui, a pensarci bene, tanto tranquilla non sto.

A CASA

Ma perché poi andate sempre in Grecia? E poi, solo per 6 giorni ne è valsa la pena?

Risposte:
1.   Perché non riusciamo a stare lontani dal mediterraneo in estate.
2. Perché quando ti arrampichi con la moto su per le strade si sentono i profumi di salvia, mirto, rosmarino.
3. Per la gentilezza di questa gente. La signora Janet a fiskardo e la signora Agheliki a aghia efimia, che ci ha fatto usare casa sua come courtesy room l’ultimo giorno. Per Panayotis il salumiere che mi ha cercata per due giorni perché pensava che avessi perso un pezzo di cellulare nel suo negozio.
4. Per la verandina sul mare.
5. Per il mare di cristallo e i colori che tolgono il fiato.
6. Per lo tzaziki e la taramosalata, il souvlaki e il gyro pita, lo yogurt col miele e i gelati nirvana (un nome una promessa).
7. Per un fascino antico che rimescola i nostri ricordi ancestrali: lì ha avuto inizio tutto.

E per tutte queste altre ragioni:

la nostra casetta a fiskardoLa nostra casetta tra gli ulivi a Fiskardo
myrtosLa spiaggia di Myrtos

priscilla la cavallaPriscilla la cavalla
the long and winding roadThe long and winding road (l’importante è non soffrire di vertigini)

la nostra casa ad aghia efimiaLa nostra casetta ad Aghia Efimia

tramonto a myrtosTramonto a Myrtos l’ultimo giorno

Io dico che ne è valsa la pena.