Soddisfazioni: essere ancora capace, ad una certa età, di far arrossire un uomo

E’ un ragazzo del penultimo anno, è carino e sa di esserlo. Purtroppo è da tempo che concentra tutte le sue attività cognitive sullo sviluppo delle qualità utili a quello che farà da grande: il Merolone. Si presenta a scuola con una tuta da ginnastica molto figa tutta bianca. Se non fosse per quello stemma rotondo con uno Snoopy multicolor disegnato proprio sulla patta, sarebbe anonima.

Ma quello Snoopy colorato in tutto quel candore immacolato attira inevitabilmente lo sguardo. Pure il mio.

“Ammazza, che Snoopy” commento.

“Prof., ma che fa, mi guarda proprio lì?”

“Tesoro”, gli preciso, “quando ti sei messo quella tuta sapevi benissimo dove avremmo guardato tutti. Un bersaglio con una freccia fosforescente avrebbe fatto meno scena, sicuramente.”

La butto in caciara e ogni tanto lo guardo impietosita (lui, no lo Snoopy) “Poverino,  ma pensa te se dovevi ritrovarti con lo Snoopy de fori, oggi!”

E gli altri bastardi a darmi man forte. “Prof. non è la prima volta. Avantieri si era dimenticato di chiudersi la zip dei jeans, allora sì che aveva lo ‘snoopy’ di fuori. Solo che questo Snoopy qui è molto più grande!”

Lui ha trascorso il resto della giornata con un foglio formato A4 (ma, a detta dei compagni,  gli sarebbe bastato anche un francobollo) sul davanti.

A volte, fare la prof. è molto divertente.

Ricevimento genitori- parte 2 – ovvero quando i genitori sono un po’ bastardi

Entra questa mamma. Mi stringe la mano. Io comincio a parlare del rendimento del figlio, Enrico, ragazzo molto educato e dal sorriso un po’ triste. Non me lo consente. E’ un fiume in piena. Ha bisogno di sfogarsi e lo deve fare adesso.

“Professoressa, lo so che mio figlio potrebbe fare di più ma è impegnato nello sport (verissimo, e pure ad alto livello) ed io non ho voce in capitolo. Ho deciso di non parlare più perché altrimenti scateno una guerra ed io ho deciso di porre fine alle guerre per il suo bene”

 

Insomma, viene fuori che c’è una situazione di conflitto tra lei ed il marito. Sono separati perché lui s’è fatto la storia con la sua migliore amica nonché mamma di un suo compagno di classe. Quando ne parla li chiama “Giulietta e Romeo”. “Quella signora (dice “signora” con lo stesso tono col quale direbbe “quel troione sfondato”) ha avuto pure il coraggio di presentarsi qui stasera. Lei, per esempio ci ha appena parlato”

“Signora, ma questo è il ricevimento genitori e quella signora è venuta come mamma di un mio alunno”

 

“Sì capisco tutto, ma io quando l’ho vista mi si è annebbiata la vista. Ma che sfacciata. Ci vuole coraggio, ‘sta z… signora!”

 

Mi dice che c’è il tribunale di mezzo, che il padre ha chiesto l’affidamento e che lei non ci pensa proprio a farsi togliere il figlio. Che lei lavora a 60 km da casa e che rientra la sera tardi ma che si spacca il culo per tenere d’occhio Enrico. Che avrebbe tanto voluto trasferirsi nella città dove lavora per fare una vita più agevole e che anche a suo figlio sarebbe tanto piaciuto trasferirsi in città e andare via da lì”

“Perché non lo fa, signora?” le chiedo.

“Perché Enrico ha paura che il padre si dimentichi di lui e che si affezioni al figlio di quell’altra”.

 

Cazzo, ma com’è possibile, penso io. Che vita è per questo ragazzo, se deve convivere con la paura di perdere l’amore di suo padre solo perché va a vivere a 60 km? Ma che minchia di uomo è uno che non riesce a trasmettere al proprio figlio la sicurezza del suo affetto incondizionato?

Mi sorge persino il dubbio che tutto quello sport e quelle gare siano un mezzo per tenersi stretto il padre, che tiene tantissimo alla carriera agonistica del figlio.

 

E mi ricordo che quella mattina Enrico  è arrivato in ritardo:

“Mi scusi prof., ma stamattina è successo un casino!”

 

Alla fine dell’ora mi avvicino a lui e me lo porto in disparte. Cosa c’è? gli chiedo.

 

“Prof. io non ce la faccio più”

 

Poi non ha più detto niente. Ma ora so.

 

Genitori bastardi.