L’Ecole c’est moi!


Se ho un rimpianto è quello di non aver aperto il blog  un paio di anni prima.
 
Ne avrei avuti di racconti surreali da fare, sul preside della scuola dove insegnavo prima. Oggi parlerò di cosa può succedere in una scuola quando chi la dirige non è portatore né di cultura né di intelligenza.
 
I Collegi Docenti
Malato di volta in volta di manie di persecuzione e delirii di onnipotenza, il preside riassumeva l'idea che aveva del suo ruolo col suo motto: “IO SONO LA SCUOLA “
 
In virtù di questa dichiarazione trasformava i collegi docenti nell’anticamera dell’inferno. Aveva l’elenco dei professori e al momento della votazione chiamava tutti uno per uno e metteva la crocetta accanto al nome di quelli che votavano proposte non sue. Dal giorno dopo, puntuale, arrivava la vendetta, che durava per tutto l'intero anno scolastico. Permessi negati, cazziatoni per un nonnulla davanti ai ragazzi, urla, lettere riservate inviate al provveditore per una busta vuota di patatine rinvenuta in classe dai bidelli. La sua sete di vendetta era talmente cieca da compromettere anche il benessere dei ragazzi.
 
Naturalmente, voi ormai mi conoscete, con me era guerra. Un logoramento di nervi perenne che durò 8 anni e che un bel giorno sfociò in una battaglia legale per il riconoscimento dei miei diritti, violati  per una ritorsione: avevo preso le difese di una mia collega. Me la diede vinta il giorno prima dell’udienza presso il giudice perché sapeva che avrebbe fatto una figura di cazzo. Qualche giorno dopo presentai domanda di trasferimento per un'altra scuola in un’altra città. Ce ne siamo andati in dieci, quell’anno.
 
A nessun provveditore è mai venuto in mente di indagare sul perché di tutte quell fughe. Qualcuno ogni tanto chiamava un ispettore o i revisori dei conti ma lui è sempre riuscito a farla franca.

 Il Carnevale
Nella città dove insegnavo c’era una solida tradizione e anche la mia scuola organizzava tutti gli anni un gruppo mascherato.
 
Se il tema del nostro gruppo era “Le galassie” lui faceva la parte dell’Imperatore delle Galassie, un anno il tema era la rivoluzione francese e lui si travestì da Napoleone. L’apoteosi fu quando il tema fu “La Divina Commedia”. La professoressa di lettere dovette faticare assai per convincerlo che, nell’opera, Dio  non compare mai direttamente e lui a malincuore dovette accontentarsi della parte di Dante.
 
L'Italiano
Lui era stato professore di lettere. Un giorno mi vide correggere i compiti in sala professori. “Professoressa, ma sta sempre a correggere? Faccia come facevo io: legga il primo periodo e poi l’ultimo e metta il voto in base a quelli”. Faceva bene, visto che  la lingua italiana  era per lui un mistero mai risolto. A scuola le prof. di lettere, quelle carogne, evidenziavano in gialletto tutte le frasi sgangherate delle circolari appese in bacheca.

Mi ha insegnato molto, in questo senso. Mi ha fatto capire in quanti infiniti modi si possa fare scempio della nostra lingua. Sono rimaste scolpite nella mia mente frasi tipo:

“Guardate ragazzi, nonostante che è notte si vede ancora bene!”

“Attenzione, ancora che cadi!”

“Ho votato berlusconi che se arrivano i comunisti mi rubano il giardino che io l’ho sudato!”
 
La Cultura
Una volta, questa è bellissima, eravamo in Inghilterra.

“Preside, dico io, guardi che belle case in stile Tudor!”

“Professoressa, col fatto che sto sempre chiuso in presidenza a lavorare ho perso un po’ i contatti con l’attualità. Che vuol dire Tudor?”

“Preside, i Tudor erano una dinastia del '500 inglese”

“Ahhhhhh! Mi dica ancora qualcosa”

“Ha presente la regina Elisabetta I?”

“Ehhmmm, no. Mi dica altro…”

“Ahm ecco, vediamo… Enrico VIII, quello dello scisma?”

“No…mi dia qualche altra notizia”

“Ma come no, è quello che ogni tanto ammazzava le mogli!”

”OMIODDIO! Tutte le mogli del regno? COME ERODE CON I BAMBINI?

“NO preside, le sue, solo le sue!”
 
Un’oretta dopo eravamo su un autobus. Prese a lamentarsi di come la sua adesione al Rotary (o erano i Lions?) gli costasse tanto in termini economici e in termini d'impegno. Io ebbi la malaugurata idea di chiedergli perchè si fosse iscritto

“Che vuole, professoressa, mi hanno pregato così tanto. Sa, loro ci tengono tantissimo ad avere persone di un certo prestigio e, soprattutto, di NOTEVOLE CULTURA!”
 
Ecco, avessi aperto il mio blog un po’ di anni prima ne avrei avuta una per ogni giorno dell’anno.

PADRE TERESO DI CALCUTTA

Bastardissimi tutti quanti!

Tutti a postare resoconti di vacanze, boccali di birra, ecceteraeccetera.

Io non solo non vado da nessuna parte ma devo assistere anche alla trasformazione di casa mia nel rifugio del divino amore perchè di gatti ne sono arrivati altri due. Neonati. Nel senso che neanche sono stati scoldellati sotto al trattore del vicino che quella capozoccola della loro madre ha pensato bene di andarsene a folleggiare dietro al gattone dei dirimpettai e di questi poveri micetti non ne ha voluto sapere più. Dopo aver sentito i loro pianti per due giorni di seguito ed aver fatto finta di niente, il polpetta non ce l’ha fatta più e se li è portati in casa.

Che cuore tenero, che omino sensibile, che grande gesto, direte voi!

COL CAZZO, dico io. Provateci voi ad allattarli ogni tre ore  col biberon microscopico e latte specifico mentre vi conficcano le unghie nella carne viva delle vostre mani. Se questo ancora non vi basta, anzi, vi intenerisce, allora sappiate che per evitare che vadano in blocco intestinale bisogna stimolarne la defecatio. Come? Semplice: basta soltanto massaggiare il loro culo con ovatta imbevuta con acqua tiepida dopo che hanno mangiato. La maggior parte delle volte vi cagheranno in mano, ma vuoi mettere la soddisfazione di salvare loro la vita?

Allora io dico, basta andare in qualunque negozio per animali per rendersi conto che hanno inventato di tutto, merendine, giochini di ogni genere, accessori strampalati. Possibile che non abbiano inventato una cazzo di macchinetta a batteria con ano-massaggiatore  incorporato?

* Updating: su richiesta di Nina, ho messo le loro foto nei commenti

Deconstructing budget

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Ciccio e Fil me li portai ad uno stage di una settimana in Inghilterra, con tutta la loro classe.

La sistemazione era in famiglia. Loro due andarono a stare presso una coppia di very british professori universitari che avevano come valore aggiunto un paio di figlie supergnocche e gioiosamente inclini a subire il fascino latino.

Come capita spesso in Inghilterra, la loro casa era dotata anche di cane, o presunto tale, di dimensioni ridotte e dalla forma indefinibile. Poiché il British-dad era prof. di economia, al povero cane era toccato in sorte il nome Budget. Pare che l’animale fosse creatura di discreta intelligenza che capiva ordini e conversazioni. Per esempio, se gli si ordinava “Budget! come here!” immediatamente saltellava fuori dal cesto dove dormiva e veniva a scodinzolarti ai piedi in attesa di istruzioni e se gli si ordinava “Budget! in the basket!” tornava, sempre zompettando, a cuccia nel cesto.

Il secondo giorno che erano lì, Budget notò Ciccio steso sul divano a guardare la TV e pensò che saltargli addosso e slinguazzarlo selvaggiamente facendogli un pigiamino di saliva potesse essere una simpatica deviazione dal solito tran tran domestico. Budget si divertì molto. Ciccio no e decise di fargliela pagare.

Da quel giorno, infatti, di nascosto dalla host family, prese a rintronare il cane facendolo uscire ed entrare dal cestino come una trottola a botta di “Budget! Come here!” “Budget! In the basket!” “Budget! Come here!” “Budget! In the basket!”, fino a disorientarlo completamente.

Dopo due pomeriggi di questo trattamento il cane pensò “Kiss my ass, stupid Italian human!” e decise di non muovere più il culo dal cesto.

Grande fu la meraviglia del British-dad quando si accorse che il cane per qualche oscuro motivo non solo aveva smesso di ubbidirgli ma lo guardava con aria torva ogni volta che gli ordinava di uscire dal cesto.

Insomma, quando quei due partirono dall’Inghilterra si lasciarono dietro due cuori infranti e un cane ormai completamente sprogrammato.

Clark-Dog-Kent

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Quando è a casa, il Polpetta dopo il pranzo ha l’abitudine di farsi un giro per i campi con i cani.

 E’ appena tornato, chiamandomi a gran voce, tutto sudaticcio e pieno di terra.
 
“Katika abbiamo dei cani eroici!” mi annuncia
 
Erano lì, a passeggiare per la campagna quando ad un certo punto sono stati caricati da due rotweiler sbucati da qualche masseria nei paraggi. Polpetta ha capito che per lui era finita. Però ha deciso di morire combattendo e si è chinato a prendere una pietra, deciso a vendere cara la pelle.

I rotweiler si avvicinavano sempre di più, correndo e sbavando. Polpetta nel frattempo prendeva la mira.

Ma non è stata necessaria nessun’azione. Il nostro Peppino, un purissimo bastardo di media taglia, che non si è mai distinto per coraggio e ferocia, anzi, che ha paura dei temporali e dei gatti, ha tirato fuori i superpoteri e si è trasformato in un Supercane. Ha eroicamente attaccato i due mostri mettendoli in fuga. E quando dico attaccare intendo proprio appiccicare, perché il nostro eroico supercane ha addentato il didietro del più grosso e ci è rimasto infilzato tipo banderilla per tutto il tempo della fuga.

Grande, eroico Peppino, se non ci fossi stato tu, oggi del Polpetta mi sarebbero rimasti dei brandelli da ricomporre come un puzzle.

AAAAHHHHGGGG!

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Io non so come ho fatto a crescere normale (vabbé, più o meno, dai) con un padre così sfacciatamente irresponsabile e cazzone.

L’altro giorno lo ricoverano per una trombosi all’aorta oculare.  Accorriamo tutti quanti al suo capezzale e apprendiamo dai medici che gli è andata veramente di culo e potrà tornare sano come prima. Il problema è convincere un leone che è sempre scoppiato di salute, che ancora lavora in studio dall’alba fino a tarda sera, che non si è mai fatto una puntura in vita sua e che sviene ogni volta che vede il sangue  a sopportare qualche giorno di ospedale senza farne una tragedia  da  fine del mondo.

Lui però alla sua sopravvivenza ci ha pensato da solo.

Infatti, il giorno dopo il ricovero e il grande spavento, si è fatto beccare dal primario a fumare il sigaro giù in cortile. Naturalmente è stato cazziato  con il controcanto da tutta la famiglia.

Ma non è finita qui. Sempre il primo giorno, al momento della cena gli arriva il vassoio con della brodaglia e la mela cotta. Guarda profondamente addolorato il rancio e per consolarsi  produce dal comodino una bottiglia di negramaro e una fiaschetta di grappa,  recuperati chissà come e prontamente sequestrati dalla figlia stronza, cioè io.

Anche lì si è beccato la paternale (che in questo caso si dovrebbe chiamare una filiale).

Stasera, poi, il menù prevedeva riso bollito e scondito, una scatoletta di tonno “paulos” e carotine bollite. Vi giuro che la vista di quella robaccia ha fatto venire la malinconia pure a me. Ma il vecchio leone stranamente non si scompone, non stramaledice tutti gli ospedali d’italia ma, come se nulla fosse, tira fuori dal famoso armadietto polpette di contrabbando e persino delle melanzane ripiene, manco fosse un superboss in regime di carcere duro. Non manca la solita fiaschetta, questa volta di aglianico del vulture. Gli ho lasciato mangiare le polpette e, per il suo bene, gliene ho fregate tre con la scusa di assaggiarle.

Nel frattempo è diventato il re della foresta, giustamente. Nel giro di due giorni ha ridotto in stato di semischiavitù e sottoposto alla sua tirannia le infermiere dell’ospedale, blandite dal suo modo di fare ruffiano e allo stesso tempo autoritario. Sono in due ad avvicendarsi al suo “letto di dolore”. La sua preferita è “Tettasfregiata” da lui soprannominata così a causa di una cicatrice che ha intravisto sbirciando nella scollatura mentre gli mette le flebo. L’altra, invece, non la sopporta perché, a suo dire, gli fa male quando gli fa le punture e poi è acidissima. Pertanto, in virtù della sua personalissima teoria secondo la quale l’acidità di una donna è inversamente proporzionale alla sua attività sessuale, la poverina è stata battezzata col simpatico nick di “Aviopriva”.

La comitiva degli infermieri, oltre a Tettasfregiata e Aviopriva, è composta dall’infermiere che gli porta il vassoio con la cena. Lui viene sempre accolto da un gagliardissimo "Amicomiooooo!!!".

Ah, se Amicomio sapesse che quella non è contentezza ma solo una grande presa per i fondelli al pensiero delle polpette nascoste nell’armadietto!

PAPILLON DEI MIEI STIVALI

Cara Titina

quando ti abbiamo raccattato, insieme a tuo fratello Peppino, eri un piccolo ammasso di pulci. Ti abbiamo salvata dal cassonetto, ti abbiamo allevata e curata, ti abbiamo fatta operare quando è stato necessario,  ti abbiamo costruito un recinto a 5 stelle con cucce coibentate, ti abbiamo comprato pure la mangiatoia a caduta, così puoi mangiare quando cacchio vuoi, ti abbiamo messo una vasca di pietra affinché la tua acqua sia sempre fresca come un ruscello di montagna,  ti abbiamo ceduto, affinché ti facciano ombra, un fico, una quercia, un ulivo e un prugno. Il polpetta ti spazzola e ti porta nei campi a correre. Io faccio la figura di merda di portarmi a casa gli ossi più grossi dai ristoranti per farti felice.

 

Ora mi vuoi dire PERCHE’ MI FAI QUESTO?

 

Perché mi devo sentir dire dal veterinario certe cose???? “Katika, stai messa male, questo è un cane EVASORE, puoi costruire tutti i recinti che vuoi, questo qui riuscirebbe a scappare comunque”

 

E tu scappi, brutta troia, anzi, evadi. Lasci Peppino a guaire per l’abbandono e tu sgusci sotto la recinzione facendoti dei varchi mordendo, scavando, tirando, spingendo. Passi attraverso spazi di pochissimi centimetri  rischiando di procurarti ferite serie.

 

E’ una guerra di nervi, ormai tra me e te. Scappi ed io ti riporto dentro, dopo aver tappato la falla. Mi segui con lo sguardo obliquo di chi te la sta per mettere in  quel posto, e appena mi giro, TATAAAAA’, esci ancora.

 

Che poi, dico io, cosa cavolo te ne fai della libertà? Vai a maschi? Vai a correre felice libera e bella? Vai a rubare dalle ciotole dei cani vicini? No! Te ne stai lì accucciata davanti al recinto che hai appena buggerato e non ti muovi di lì. E mi guardi. Non lo sopporto quello sguardo. Dice “Brutta stronza, tu in gabbia non mi metti, capito? Così, mica per fare chissà che cosa, per principio!”. E c’hai pure ragione, bella mia. Però, siccome tu sei cagna e io sono uomo, cioè, donna, ti spiego una cosa alla quale tu non sei arrivata. Non ti posso lasciare libera libera in mezzo  alla strada, capito? Tu non sai che puoi farti del male, non comprendi che se evadi e piombi abbaiando di gioia su una ciclista, come hai fatto ieri, questa potrebbe spaventarsi da morire, cadere e farsi male sul serio. E chi la risarcisce? Tu? Come, facendo spettacolini da circo? “Venghino-siori-venghino, stasera la cagna contorsionista cercherà di superare il record di evasione da una cassaforte!!”

 

Mi metto in ginocchio e ti imploro: stattene nel tuo bel recinto e fai felice tre esseri viventi, Peppino Polpetta e me. Per non parlare di tutti i motociclisti i bikers i passanti i bambini che rischiano di rompersi l’osso del collo ogni volta che ti tuffi su di loro abbaiando.

 

Guarda come mi hai ridotto. Sono una pezza. Perciò, in ginocchio da te ti imploro:  fa’ la  cagna perbene e torna a cuccia, brutta svergognata.

Con la speranza che questa mia  abbia aperto una piccola breccia nel tuo cuore canino,

con affetto

Katika

SIGNORI SI NASCE…

Quando arriva l’alta stagione il Polpetta dice che aprono le gabbie. Approfittando dei prezzi stracciati di certe mete (una settimana a sharm costa meno di un weekend in un qualsiasi italico luogo di villeggiatura) orde di gente si ammassano negli aeroporti e affollano gli aerei italiani, in ciabatte mutandoni e canottiera, o quasi.

Molta di questa gente non è abituata a volare e fin qui niente di strano. Il problema è che tanta non ha neanche nessuna voglia di imparare a stare in un aereo e non capisce che bisogna fare quello che ti si dice di fare, se non vuoi causare problemi a te e agli altri.

 

Un giorno, per esempio, mi trovavo su un volo low cost, tratta Bari – Londra. A bordo, sparsa per tutto l’aereo, c’era una comitiva di primati di Bari vecchia (da dove provengono certi folkloristici calciatori, e ho detto tutto). Il portellone non era stato neanche chiuso che hanno cominciato a tirar fuori generi di conforto e a scambiarsi convenevoli nel loro elegantissimo patois.

 

“Ualiò, ce wì la mozzarell?” (caro giovane, desideri una mozzarella?)

 

“A mozzarell dangill a sor-t! Dò teng nu f-lòun pa mortadell j u pruvlòun, ca fesh r-sushtà i muurt!” (la mozzarella di cui sopra sei liberissimo di offrirlo alla tua germana, perché si dà il caso che io qui possa disporre di un succulento filoncino di mortadella e provolone, talmente fragrante da essere in grado di riportare in vita coloro che non sono più).

 

Subito dopo, nel preciso momento in cui l’aereo staccava le ruote da terra, in fase di massima accelerazione e poi di massima pendenza, uno di questi energumeni si alza per prendere la borsa frigo dalla cappelliera, rischiando di far male a sé, cosa di cui il mondo avrebbe ringraziato il caso, ma soprattutto gli altri.

 

Assistente di volo, con voce incredula: “Sit down, please!”

 

Energumeno di Bari Vecchia, appeso alla cappelliera aperta come se fosse uno ski-lift: “Ce cazz vol kess!” (quali esigenze sta estrinsecando codesta fanciulla?)

 

Gli altri passeggeri: “Ha detto di stare seduto!”

 

EdBV: “Asptass!” (che attenda)

 

AV: “Sit down, now!”

 

EdBV: “Le muert ca tin, statt citt!” (taci  e, se ti risulta difficile, fallo per amore dei tuoi defunti)

 

La hostess è costretta a slacciarsi le cinture e arrancare faticosamente in salita verso l’umanoide.

 

AV: “Ehi, man! Sit down… NOW! …And fuck you!” (e questa è stata la prima volta che ho beccato  un’assistente di volo a mugugnare una parolaccia)

 

Non parliamo poi dei cellulari.

Il divieto d’usarli viene preso come il semaforo rosso a Napoli, un consiglio e basta. Molti pensano che siano le solite regolette cacacazzo messe lì proprio per essere infrante senza problema. Spesso certi esemplari di caproni si spingono oltre i confini dell’umana decenza per difendere il loro sacrosanto diritto ad usare il loro telefono a bordo. A volte il Polpetta ha dovuto alzarsi dal suo posto ai comandi dell’aeroplano per esercitare l’autorità di pubblico ufficiale minacciando di sporgere denuncia, con conseguenti strascichi penali. Solo così le belve diventano gattini ammansiti.

Un giorno il cafone di turno reagì apostrofando l’assistente di volo con “che cazzo vuoi, brutta troia!”

Che maleducazione!

Che poi più tardi, a cena, l’assistente abbia commentato l’accaduto con queste parole “…perché, comandante, e mica uno mi può dare della brutta troia così… Oddio…troia forse un pochino, MA BRUTTA PROPRIO NO!” non è che stemperi la gravità dell’episodio.

E qui, a pensarci bene, tanto tranquilla non sto.

Welt

Parecchi mesi fa mio padre ha avuto il grande dolore di perdere il suo amatissimo cane, Geo, un pastore maremmano enorme e irascibile.

Avevano l’abitudine di fare delle lunghissime passeggiate insieme nei boschi. L’umano col suo sigaro toscano in bocca e il cane col suo osso di plastica (quello vero col cavolo che se lo portava in giro!). erano carini insieme. Era un cane impegnativo, per le sue dimensioni. Un giorno in un trasporto di gioia mi corse incontro e mi mise le due zampe anteriori sulle spalle, persi l’equilibrio e ci ritrovammo tutti e due per terra, io sotto…

Quando arrivò la malattia, mio padre fece di tutto per salvarlo. Lo assisteva e arrivò ad imparare a fare le iniezioni, lui che sviene ancora adesso a vedere una siringa.

Il giorno in cui Geo se ne andò mio padre, un figlio di buona donna cinico e disincantato e dal cuore grande, perse un brandello di sé. Il vuoto che ha lasciato Geo è  lì per sempre.

Ma siccome il genitore è un uomo che ha bisogno di un amico-cane per vivere decentemente,  ecco che a casa sua è arrivato Welt, molosso anche lui (il papi ritiene che solo i cani grandi siano dei veri cani, e pertanto tutti quelli rasoterra tipo volpini, yorkshire, chihuaua-comecazzosiscrive?-, lui li considera poco più che ratti fastidiosi, ad eccezione dei bassotti per i quali nutre profonda simpatia).

Ed ecco Welt. Ora ha 4 mesi. Benvenuto, bellino.

Weltancora  Welt