In questo paese ci sono due Arabie: l’Arabia di Jeddah e quella di Ryiad. Se qualcosa cambierà sicuramente è da Jeddah che partirà, dalla Sposa del Mar Rosso, come la chiamano qui.
Come per tutte le città di mare, l'atmosfera è molto meno opprimente. Anzi, c’è un fermento che si percepisce a pelle, soprattutto nei giovanissimi. C’è voglia di divertimento, ma solo quella: la voglia. Ieri sera eravamo a cena in un posto bellissimo sul mare e dalla terrazza dove stavamo cenando abbiamo visto passare due motoscafi: uno pieno di ragazzi e l’altro pieno di ragazze che si agitavano al suono di musica occidentale sparata a tutto volume. Altrove è normale, ma qui è una sfida all’ordine costituito.
Chi sta sfidando sul serio il conservatorismo è una nuova categoria professionale che è nata qui a Jeddah: gli stilisti di Abaye. Prima c’erano i sarti che facevano sempre lo stesso modello. Qui cominciano a comparire abaye in tutte le varianti possibili, con orli ricamati con colori vivaci o con decorazioni di strass, anche se continuano ad essere rigorosamente nere.
Update: oggi sono riuscita a fotografare quelle esposte in un negozio.




Le ragazze, o quelle che sembrano tali (qui non si capisce mai), le stanno adottando con entusiasmo. Ieri ne ho vista una con un’abaya con l’orlo leopardato. A Riad l’avrebbero arrestata.
Il Polpie, per stare sicuro, me ne ha presa una normale.

Muttawa non ce ne sono in giro, da quando due anni fa tre di loro sono stati linciati e lasciati morti sull’asfalto dalla folla incazzata ed esasperata dalle loro angherie.
I ristoranti sono sempre pieni e la notte è uno sbarluccichìo di luci, soprattutto adesso con gli addobbi per il Ramadan. Le ore di punta sono due, una alle 9:30 di sera e l’altra a mezzanotte, quando chiudono i malls. I grandi centri commerciali sono, infatti, l’unico passatempo dei sauditi e costituiscono la sola attività del dopocena.
Percorrere le moderne strade a sei corsie di Jeddah procura una sensazione strana, di sospensione prolungata. Come quando si guida, chennesò, a Los Angeles. E’ come se ci fosse un gioco di rimandi continui a qualcosa che poi non trovi. Gli spazi sono enormi, le strade vaste, guidi per decine e decine di chilometri all’interno della città, lungo queste superstrade piatte circondate dalla sabbia, dagli enormi rondò, senza mai arrivare al dunque. II concetto europeo di città, dove alla fine trovi qualcosa identificabile come “il centro” qui manca.
Ieri, per la verità, sono riuscita a vedere una specie di centro storico, ma mi è sembrato un luogo inospitale, decadente, sporco, pieno di paccottiglia Made in China e firme false, popolato da immigrati alienati del Bangladesh o delle Filippine. Neanche un negozietto con roba araba, per dire. Niente di vero. Sono stradine semisfaltate che si dipanano intorno alla inquietante “Chop chop square”.
Nel complesso, in questa città sembra quasi che sia possibile vivere tranquilli se impari ad adattarti, la vita sembra scorrere lieve e pigra, la maggior parte della gente è ospitale.
Ma, proprio nel momento in cui ti sei sorpreso dall’idea che questo luogo ti possa pure addirittura piacere, capita di sentire una voce più forte delle altre “Ehi, Christians, come here!”. Ti giri e vedi un paio di ceffi con un sorriso beffardo che ti invitano ad entrare nel loro stall ad ammirare le loro merce contraffatta. Ma il tono canzonatorio con cui hanno pronunciato quel “Christians” ti fa gelare il sangue nelle vene.
Pensi a quando in quel bordello totale del suk ti sei accesa una sigaretta e un gruppo di donne velate ti si è fermato davanti aggrottando le ciglia talmente tanto da poterlo capire persino dalla fessurina per gli occhi.
Pensi ai poveri francesi ammazzati un paio d'anni fa in un’imboscata sulla strada per Medina (e noi abitiamo in Medina Road).
Pensi all’attacco terroristico in un compound, quando dei pazzi armati sfondarono l’ingresso ed ammazzarono tutti gli stranieri che trovavano e poi, non sazi di sangue, andarono casa per casa a stanare e massacrare la gente, intere famiglie.
Pensi all’esaminatore del Polpett, quello che si scandalizzò per il “fuck”, che è stato espulso dal paese perché sospettato di complicità con l’uomo più ricercato del mondo.
Pensi a tutto questo e capisci che non puoi lasciarti andare del tutto all'abbraccio di questa città. E speri che il tuo AlìPolpett abbandoni questa seduttiva e inquietante Sposa del Mar Rosso per tornare da te.