PARLIAMO DI COSE SERIE, PER FAVORE

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-style-parent:”";
font-size:10.0pt;”Times New Roman”;}

Ragazzi, che successo in cucina oggi. Siccome mi capita di rado,  questa ve la devo proprio dare. Intendo la ricetta. Che poi sarebbe uno dei due-tre- piatti che mi vengono veramente ma veramente bene.

 

Andate in pescheria, no? Fatevi dare una vaschetta di cozze pulite e aperte a metà, cioè con ancora metà guscio.

 

Poi andate a casa e prendete una teglia da forno. Ungetela con olio extravergine d’oliva e mettete un leggero strato di cipolla tagliata a rondelle molto sottili e pomodorini. Poi adagiate uno strato di cozze, aggiungete una spruzzatina di prezzemolo, pepe e poco sale. Poi è la volta dello strato di patate tagliate a rondelle molto sottili. Dopo che avete completato con le patate spargeteci sopra un pugno di riso (se la mano è piccola pure due). Poi ricominciate daccapo a fare gli altri strati (prima cozze, poi patate e poi riso).

Concludete con uno strato di patate (mi raccomando sempre sottilissime), pomodorini e pangrattato. Aggiungete l’acqua delle cozze filtrata e mezzo bicchiere di acqua. Metteteci poi una spruzzata di pecorino e aggiungete ancora un po’ di olio.

Ricoprite la teglia con la stagnola e infornate a 200 gradi fino a quando riso e patate non saranno cotte (oggi ci sono voluti 50 minuti).

Prima di togliere la teglia dal forno, togliete la stagnola e fate gratinare per 5 minuti.

 

Come tutte le pietanze di questo tipo io di solito faccio riposare un po’ (15-20 minuti) prima di servire.

 

Fatemi sapere com’è andata, se vi volete cimentare.

PERCHE’ IO QUANDO DECIDO DI FARE UNA COSA VADO DRITTA PER LA MIA STRADA

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-style-parent:”";
font-size:10.0pt;”Times New Roman”;}


Come ho fatto?

No, dico, quale insana pulsione, quale maleficio, quale stato di trance, quale senso di colpa per tutti i panzerotti che mi sono scrafagnata e per tutto il vino che mi sono scolata in tutte le cene di questa estate, mi ha portata a stilare un contratto di tantissimi euri con un centro benessere? 20 sedute mi toccano fare mò.

Cazzo cazzo cazzo!

Un’ora dentro una specie di bozzolo di vetro riscaldato a 37 gradi a fare addominali ed esercizi per gambe e glutei e altri 15 minuti di rottura di gonadi  chiusa in un ovetto ad emissioni di ossigeno. All’interno dell’ovetto sono seduta come una statua di abusimbel. La testa però e fuori, per fortuna. E dire che ho  pure fatto una seduta di prova.

Per favore, trovatemi una qualche forma di consolazione, perché io, a parte lo sfregio di tirare le puzzette in tutta libertà dentro l’ovetto, sono a corto di fantasia.