PER NATALE REGALATEMI UNA GRU

Oggi ho fatto il tagliando annuale alle tette.
Embè? Diranno i miei 14 lettori assidui.
La dottoressa ha notato il mio reggiseno.
Embè? Diranno i miei a-questo-punto-20-lettori.
Il mio reggiseno ha il ferretto.
Embè? Diranno i miei 45-lettori-quasi-tutti-maschi.
La dottoressa, inorridita, mi ha ordinato di buttare tutti i reggiseni col ferretto perché fanno male: causano cisti e altri problemi più gravi. La stessa dottoressa mi ha consigliato l’uso dei reggiseni di maglina.
I miei 50 lettori adesso sicuramente sbalorditi si chiederanno insieme a me: DI MAGLIIIIINA?
 
E chi la regge la mia quarta, Babbo Natale?
Nvidiosa!

Intanto, però, siccome il tarlo del dubbio sta rosicando tutte le mie certezze a riguardo, c’è mica nessuno in grado di offrirmi la soluzione a questo devastante problema?

METTI CHE QUEL GIORNO IL BENZINAIO E’ INCAZZATO

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Il mio orario di oggi prevedeva solo il biennio.

In realtà io trovo molto più stimolante fare lezione al triennio, però a volte una giornata a spiegare le differenze di pronuncia tra fool, full e fuel può offrire degli spunti di inaspettata comicità.

 

LATIN LOVERS E TRANVATE NEI DENTI

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In aereo dal Polpetta l’altro giorno.

Mollicone di turno in vena di conquiste ad assistente di volo bonazza:

“Signorina, lo sa che è proprio carina? C’ha delle belle forme!”


“Aò, e che so’, ‘na brocca?”

NON SI PUO’ MAI STARE TRANQUILLI

Nella compagnia del Polp la maggior parte degli assistenti di volo maschi propende per l’omosessualità, alcuni in maniera dichiarata e non priva di una buona dose di autoironia. Tra questi ultimi ce n’è uno in particolare che ha messo gli occhi addosso al Polpetta già da un pezzo, ma che ormai si è rassegnato al ruolo di adoratore platonico. Nel frattempo i due sono entrati in confidenza e nel segreto del cockpit avvengono conversazioni di questo tenore:

 “Brreeeep” (suono del citofono interno)

Polpetta apre la porta della cabina:

“Comandante, le porto del caffè?”

“Sì, però, Danilo,  attento a quel cavolo di caffè ché se mi fai ustionare il palato un’altra volta ti faccio un culo così!”

“UUUUUhhhhh, comandaaaante, magaaaaari!!!” agitando le manine e facendogli l’occhiolino.

Finora il Polpetta non l’ha mai preso sul serio. Speriamo che continui così.

metafore

Il complimento più bizzarro l’ho ricevuto da un operaio italiano di una grossa azienda americana che costruiva piattaforme petrolifere galleggianti in una grande città di mare della puglia. All’epoca (parliamo di 12-13 anni fa)  lavoravo in questo cantiere come segretaria-traduttrice. Eravamo solo 5 donne contro 5000 dipendenti di sesso maschile, per la maggior parte ex-pescatori riciclatisi in operai.

Per fortuna noi donne lavoravamo negli uffici “executive”, con gli ingegneri americani, ma per arrivarci  bisognava attraversare per forza tutto lo yard, passando sotto i ponteggi.  In quanto essere femmina in un posto di maschi non proprio educati a tè e pasticcini nel Berkshire, ma semmai abituati a tirar su  a forza di muscoli reti pieni di saraghi e tonni,  avevo preso l’abitudine di  addobbarmi con maglioni extralarge rubati a mio fratello e jeans di una taglia in più. Una divisa antierotica, insomma. Eppure, ogni volta che passavo di là, cioè due volte al giorno, tutto lo sferragliare e il rumore di flex e fiamme ossidriche s’interrompeva di colpo per poi riprendere una volta entrata nelle baracche degli uffici. “bellaaaa!” “tesorooooooo!” “non ti farei mancare proprio niente iooooo!” si sentiva in lontananza. Ora io non è che sia proprio uguale a Pamela Anderson o alle porcone sexi che piacciono tanto ai maschioni di bocca buona, ecco. Né ho la bellezza conturbante della Angelina Jolie, che fa fermare gli orologi. Cioè, non sono neanche lontanamente bella. Se poi si pensa che tale trattamento era riservato anche alle segretarie più anziane (di cui due da circa 90 kg l’una) si capisce che l’apprezzamento era fatto solo al genere, più che alla persona. Però, in quel cantiere, dopo i primi tempi di imbarazzo terrificante alla fine mi abituali a quell’omaggio quotidiano, privo di qualunque volgarità, che calava giù dai ponteggi. Quelle voci senza volti che provenivano da anfratti nascosti della piattaforma erano ormai diventate un’abitudine, un buon giorno che giunse a farmi anche simpatia.

 

Un giorno incontro uno degli operai che più mi puntavano a mensa. Carnagione rubizza, gote infiammate dalla couperose e dal sole, un unico sopracciglio che faceva da tendina a due occhi neri, taglio di capelli stile albania libera (rasati sulle tempie e ciuffo lungo dietro), timido come una debuttante. Mi ferma  e mi dice balbettando:

 

“Sei bella. Bella bella … come una cozza piena!”

 

Ecco, per dire, uno pesca le metafore dove può.

 

Io ancora oggi  lo prendo per un complimento.

I like it!

Interrompo la sequenza di post  dedicati alla partenza per gli USA per inserire questo meme che Salvietta mi ha passato, giusto per cambiare topic.

Devo indicare 6 cose che mi piacciono:

  1. Quando si sbarca in Grecia, Igoumenitsa, per andare verso sud bisogna percorrere la strada che conduce a Parga costeggiando il mare. C’è un punto in cui il panorama si apre, respira, palpita di una bellezza primordiale e rapisce il cuore, per sempre. Se poi hai la fortuna di essere col sedere su una moto e di poter sentire anche i profumi capisci perché questa strada è una delle cose che più mi piacciono. 
  2.  “My Favourite Things” (in tutte le versioni), Il Concerto di Colonia di Keith Jarrett e il Concerto n. 2 di Rachmaninoff
  3. Il “Buongiorno, prof.!!” dei miei studenti ogni mattina. Illudermi che il mio lavoro per  loro sia importante.
  4. La granita di caffè con panna che fanno in quell’antico bar in centro.
  5. Viaggiare. La meta non ha importanza. E sognare di poterlo fare un giorno alla maniera di Folco Maraini o del trio Dacia Maraini-Moravia-Pasolini, o di Chatwin, o di Terzani.
  6. Last but not least (ecco, ora lo so che mi prenderete tutti in giro per la melassa che sta per inondare quest’ultimo punto però lo dico lo stesso),  addormentarmi a sera tra le braccia dell’uomo mio mi riconcilia con l’universo.

Ora,  Winterina, Expecting, Daniela, Baol, MIkina, tocca a voi.