E MANGIO PURE I BAMBINI

Oggi sono entrata in classe avvertendo: “ATTENZIONE! SONO UNA PROFESSORESSA DI SCUOLA PUBBLICA, QUINDI  UNA COMUNISTA EVERSIVA  CHE INSEGNA VALORI CONTRARI ALLA FAMIGLIA! AVVERTITE MAMMA E PAPA’”
 
Ora, immaginate l’effetto di una frase del genere in una scuola dove a) moltissimi tra famiglie e docenti sono di destra, b) gli studenti sono poco o niente informati sulle ultime boutades del amabile Capo di Governo.
 
Praticamente stavo seminando il panico, soprattutto perchè m'hanno presa per bollita, andata, impazzita, insomma.

Cazzo, ho dovuto spiegare la provocazione, ma si sa, non c’è niente di più frustrante che spiegare una provocazione.
 
Quando ho terminato di raccontare i fatti, mi aspettavo reazioni in difesa della scuola pubblica.
 
E ci sono state, uh, se ci sono state. Tutte riassunte in:
 
“Fiuuu, prof. quindi lei non è veramente comunista!”
 
da parte di uno studente di v ginnasio.

Se è vero che siamo tutti comunisti ed eversivi allora stiamo facendo veramente un pessimo lavoro, visti i risultati.

post ad alto tasso di acidità

Un vecchio re morente, pazzo, cieco e disprezzato
Principi, feccia della loro razza ottusa, che scorrono
Attraverso il pubblico ludibrio, fango da una fonte fangosa
Governanti che non vedono, né sentono, né sanno
Ma come sanguisughe si attaccano al loro paese morente
Finché non cadono, accecati dal sangue, senza un colpo
 […]
 
 
No, non si parla di te, vecchio bauscia volgare e ignorante, ma non è colpa mia se il tuo nome è venuto fuori oggi in classe mentre leggevamo questo sonetto di P. B. Shelley.
Io insegno letteratura, come meglio posso e nonostante tu e quella madonnina infilzata che sabato era affianco a te facciate di tutto per rendermi il compito più arduo, ogni giorno.
Non faccio politica, provo solo a trasformare in cittadini quelli che tu vuoi sudditi, come ha scritto ieri la Calamandrei. Se i ragazzi, autonomamente e liberamente hanno pensato che quel vecchio pazzo fossi tu e non re Giorgio III, bè allora io mi porrei delle domande, fossi in te.

Ma sai che per certi versi hai ragione tu quando dici che noi insegnanti della scuola pubblica deviamo i giovani dai valori che le famiglie insegnano? Lo dico perchè io sono convinta che tu sui valori abbia un'idea un po' confusa.

Se per valore intendi farsi fotografare con moglie e figli e poi andare a puttane, allora noi insegniamo cose diverse, per esempio la coerenza e la dignità.
Se per valore intendi cercare scorciatoie, soprattutto attraverso il letto dei potenti, per fare carriera, allora noi insegniamo cose diverse, per esempio che la strada verso i propri obiettivi bisogna costruirsela piano piano, con detrerminazione, studio e fatica.
Se per valore intendi indurre i coglioni di turno a vendersi per un sostanzioso gruzzoletto, allora noi insegniamo cose diverse, per esempio che le idee non si vendono.
Se per valore intendi lasciarsi lavare il cervello dalla tua visione velinistica del mondo propinata continuamente anche per via subliminale dai media di cui sei il padrone, allora noi insegniamo cose diverse, per esempio che la verità non è mai una e sola.

Allora, prima di mandarti a cagare e dirti che mi fai schifo, voglio darti un consiglio: la prossima volta che, sempre per comprarti i voti dei cattolici,  avrai bisogno di inginocchiarti per fare il baciapile davanti ad una platea di sagrestani, evita di tirare in ballo noi che ci spacchiamo le ossa giorno dopo giorno per costruire dove tu distruggi con il tuo esempio e la tua volgarità. Per una volta, una sola, sbrogliatela da solo e fai l’uomo. O meglio, ucciditi.

italiasì italianò

Io lo dicevo che questa era un’occupazione a cazzo.
 
Innanzitutto è terminata il 14: lo stesso giorno della fiducia al governo. Bel messaggio quando invece ci sarebbe stato da occupare ad oltranza.
 
Motivo del “cessate le ostilità”: la minaccia della preside di cancellare tutte le gite.
 
Motivo della minaccia della preside: in occasione di un confronto tra dirigenza e i ragazzi è emerso che molti studenti che aderivano all’occupazione erano favorevoli al governo e voterebbero per Mr. B. in caso di elezioni. Giustamente la capa si è incazzata avendo, non a torto, concluso che la protesta aveva come motivazione il nulla, se non la voglia di anticipare le vacanze natalizie. Allora li ha messi alla prova. Vediamo quanto siete motivati e quanto avete capito, si sarà detta. Sostanzialmente lo stesso approccio adottato da me col mio rifiuto d’interrogare o fare compiti in classe in quei giorni. E’ bastato per fare deporre le armi.
 
Del resto era prevedibile, quasi fisiologico. E’ chiaro che la stragrande maggioranza degli studenti era attratta più dall’esperienza (trasformare l’edificio in un grande campeggio, mangiare e dormire a scuola, organizzare la mensa e le schitarrate serali, eccetera) che dal senso della protesta. Io non mi sono mai illusa su questo. La preside sembrava, invece, molto delusa.
 
La stessa ha però ammesso di essersi trovata a confrontarsi anche con alcuni studenti molto consapevoli,  preparati e motivati, i veri motori trainanti della massa informe e qualunquista.

Non è il ritratto della nostra italietta tutto ciò?

A scuola di mediocrità?

Come un ritornello al quale abbiamo fatto il callo, rassegnati, è arrivata anche quest’anno la mannaia dell’Ocse, che prende a pernacchie la scuola italiana. Stavolta perché siamo al terzultimo posto in fatto di risorse finanziarie ad essa assegnate dai governi. Quella faccia di culo della meristar cosa risponde? (preparate i pomodori marci) “Benissimo, significa che dobbiamo andare avanti con la riforma”. Brutta demente, ma se la riforma ha ridotto le ore di lezione!

 
Al liceo classico, per esempio, da 32 ore settimanali, gli studenti ne faranno appena 27. Tra le materie ridotte: latino. Tra quelle eliminate: seconda lingua straniera.
 
Di fronte alle lamentele per le materie eliminate il Ministro ne ha tirata fuori una bella: le scuole potranno introdurre delle materie facoltative, ma senza che questo comporti spese per l’amministrazione e variazioni nell’organico. Tradotto: fate che cazzo volete ma gratis. Cioè se c’è qualche professore disposto ad insegnare altre materie oltre l’orario curricolare può farlo ma assolutamente senza compenso.
 
 
Per confondere le idee, poi, sono state introdotte tutta una serie di sigle. Per esempio il PECUP (profilo educativo, culturale e professionale dello studente). Ogni scuola dovrà redigere un documento che specifichi il PECUP conclusivo del percorso di studi. Ma questo profilo viene accuratamente delineato già dalle Indiazioni Nazionali che ogni scuola deve osservare. Significa solo perdere tempo prezioso per fare un copia-incolla. Nessuna libertà, nessuna iniziativa.
 
 
Poi c’è la faccenda del CLIL (Content and Language Integrated Learning), cioè l’insegnamento di una materia non linguistica in inglese. Magnifico, sulla carta. In realtà di una miopia organizzativa imbarazzante. Non si tiene conto, infatti, della realtà: sono veramente pochi i docenti di altre materie che abbiano una conoscenza della lingua inglese tale da consentir loro l’insegnamento in inglese. Nella mia scuola, per esempio, tutti (e dico tutti) i docenti di materie scientifiche non conoscono l’inglese, forse qualcuno si ferma allo stadio scolastico. I docenti delle altre materie (greco, latino, storia dell’arte eccetera) sono a livello tipo false-beginners. Tutto qui.
 
Ma la cosa che, anno dopo anno, mi avvilisce è il continuo abbassamento degli standard minimi. La preside di adesso è insofferente riguardo alle attribuzioni dei debiti. Pardon, ora si chiama sospensione del giudizio, ma è la stessa identica cosa. Tradotto significa che vorrebbe il sei politico per tutti. Lei considera la sospensione del giudizio  (il 4) uno strumento punitivo. Io, e pochi altri,  lo consideriamo uno strumento didattico che in certi casi può essere indispensabile.
Per esempio: se tu promuovi col sei uno che ha fatto il cazzone ed ha vissuto di espedienti, lo studente che invece il sei se l’è sudato col cazzo studia l’anno successivo. Il sei politico è pericolosissimo, perché crea frustrazione, abbassa le aspettative, distrugge il concetto di rigore e fa perdere credibilità a scuola e docenti. Io non sono una che si diverte a mettere debiti, ne metto qualcuno, soprattutto al biennio. Per esempio su 150 miei studenti dell’anno scorso, il debito l’ho appioppato appena a 5. Eppure, durante i consigli di classe dei giorni scorsi la preside mi ha sottoposto ad una serie frecciatine che mi non mi sono andate per niente giù. In pratica mi ha detto tra le righe che sono una specie di megera, esattamente come la mia giovane collega di greco: le uniche ad aver attribuito la sospensione del giudizio. Le uniche, a mio avviso, coerenti. Non ho detto, alla signora preside, che quegli alunni che noi abbiamo secondo lei “punito” col debito, erano gli stessi per i quali tutti gli altri colleghi, che alla fine li hanno presentati col sei, invocavano la bocciatura nelle chiacchiere ufficiose di corridoio.
 
In una classe prima di ventotto diavoli scatenati non puoi dare un segnale di debolezza. Anzi, sono gli stessi ragazzi che pretendono rigore nei giudizi, che si aspettano che il compagno che ha sempre copiato, che ha sempre fatto assenze strategiche, che è vissuto di espedienti, poi si becchi un giudizio diverso da chi invece è arrivato alla sufficienza facendo almeno il minimo. Ma la Dirigente questo si rifiuta di capirlo. Se non fosse notoriamente di sinistra, direi che è affetta da berlusconismo.

OGGI FINALMENTE UNA COSA BUONA

Che gioia vederle arrivare stamattina! Abbracci festosi e allegria.
Quattro professoresse precarie che insegnavano da noi l’anno scorso hanno avuto la nomina  nella nostra scuola anche per quest'anno. A giugno è stata la volta della tristezza e degli “arrivederci” velati dall’incertezza. Ora sono tornate, tutt’e quattro. In realtà ce ne sono di più, di precari, da noi. Ma queste qui sono una forza della natura, davvero.
Tre di loro insegnano fisica, matematica ed informatica  e una lettere. Sono giovani, cazzutissime, molto preparate e piene di energia. Non per niente studenti e colleghi hanno fatto il tifo per loro, nei giorni delle assegnazioni  in provveditorato. Una fortuna avere delle persone così nel corpo insegnante.

Eppure, sono precarie. Una di loro mi ha detto stamattina “Cavoli, che culo. Per la prima volta in vita mia insegno in una scuola per due anni di seguito”. Lei lo chiama “culo”. Io lo chiamo diritto.
 
p.s.: (scusa, nina) vaffanculo, meristar.