Come un ritornello al quale abbiamo fatto il callo, rassegnati, è arrivata anche quest’anno la mannaia dell’Ocse, che prende a pernacchie la scuola italiana. Stavolta perché siamo al terzultimo posto in fatto di risorse finanziarie ad essa assegnate dai governi. Quella faccia di culo della meristar cosa risponde? (preparate i pomodori marci) “Benissimo, significa che dobbiamo andare avanti con la riforma”. Brutta demente, ma se la riforma ha ridotto le ore di lezione!
Al liceo classico, per esempio, da 32 ore settimanali, gli studenti ne faranno appena 27. Tra le materie ridotte: latino. Tra quelle eliminate: seconda lingua straniera.
Di fronte alle lamentele per le materie eliminate il Ministro ne ha tirata fuori una bella: le scuole potranno introdurre delle materie facoltative, ma senza che questo comporti spese per l’amministrazione e variazioni nell’organico. Tradotto: fate che cazzo volete ma gratis. Cioè se c’è qualche professore disposto ad insegnare altre materie oltre l’orario curricolare può farlo ma assolutamente senza compenso.
Per confondere le idee, poi, sono state introdotte tutta una serie di sigle. Per esempio il PECUP (profilo educativo, culturale e professionale dello studente). Ogni scuola dovrà redigere un documento che specifichi il PECUP conclusivo del percorso di studi. Ma questo profilo viene accuratamente delineato già dalle Indiazioni Nazionali che ogni scuola deve osservare. Significa solo perdere tempo prezioso per fare un copia-incolla. Nessuna libertà, nessuna iniziativa.
Poi c’è la faccenda del CLIL (Content and Language Integrated Learning), cioè l’insegnamento di una materia non linguistica in inglese. Magnifico, sulla carta. In realtà di una miopia organizzativa imbarazzante. Non si tiene conto, infatti, della realtà: sono veramente pochi i docenti di altre materie che abbiano una conoscenza della lingua inglese tale da consentir loro l’insegnamento in inglese. Nella mia scuola, per esempio, tutti (e dico tutti) i docenti di materie scientifiche non conoscono l’inglese, forse qualcuno si ferma allo stadio scolastico. I docenti delle altre materie (greco, latino, storia dell’arte eccetera) sono a livello tipo false-beginners. Tutto qui.
Ma la cosa che, anno dopo anno, mi avvilisce è il continuo abbassamento degli standard minimi. La preside di adesso è insofferente riguardo alle attribuzioni dei debiti. Pardon, ora si chiama sospensione del giudizio, ma è la stessa identica cosa. Tradotto significa che vorrebbe il sei politico per tutti. Lei considera la sospensione del giudizio (il 4) uno strumento punitivo. Io, e pochi altri, lo consideriamo uno strumento didattico che in certi casi può essere indispensabile.
Per esempio: se tu promuovi col sei uno che ha fatto il cazzone ed ha vissuto di espedienti, lo studente che invece il sei se l’è sudato col cazzo studia l’anno successivo. Il sei politico è pericolosissimo, perché crea frustrazione, abbassa le aspettative, distrugge il concetto di rigore e fa perdere credibilità a scuola e docenti. Io non sono una che si diverte a mettere debiti, ne metto qualcuno, soprattutto al biennio. Per esempio su 150 miei studenti dell’anno scorso, il debito l’ho appioppato appena a 5. Eppure, durante i consigli di classe dei giorni scorsi la preside mi ha sottoposto ad una serie frecciatine che mi non mi sono andate per niente giù. In pratica mi ha detto tra le righe che sono una specie di megera, esattamente come la mia giovane collega di greco: le uniche ad aver attribuito la sospensione del giudizio. Le uniche, a mio avviso, coerenti. Non ho detto, alla signora preside, che quegli alunni che noi abbiamo secondo lei “punito” col debito, erano gli stessi per i quali tutti gli altri colleghi, che alla fine li hanno presentati col sei, invocavano la bocciatura nelle chiacchiere ufficiose di corridoio.
In una classe prima di ventotto diavoli scatenati non puoi dare un segnale di debolezza. Anzi, sono gli stessi ragazzi che pretendono rigore nei giudizi, che si aspettano che il compagno che ha sempre copiato, che ha sempre fatto assenze strategiche, che è vissuto di espedienti, poi si becchi un giudizio diverso da chi invece è arrivato alla sufficienza facendo almeno il minimo. Ma la Dirigente questo si rifiuta di capirlo. Se non fosse notoriamente di sinistra, direi che è affetta da berlusconismo.