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Vedere il mondo con occhi da bambini a volte ti aiuta a recuperare il senso dell’essenziale, cioè ti dà una mano a sopravvivere, avvolgendo di un’aurea d’incanto la realtà che in certi giorni può diventare desolatamente prosaica. (che cazzo ho detto? boh)
Ieri ho fatto da baby sitter alla mia nipotina di sette anni. Come sempre succede quando è a pranzo da me, ad un certo punto le scappa la cacca (il primo che si azzarda anche solo a pensare che è per colpa della mia cucina lo azzanno alla carotide). La verità è che la streghetta lo fa apposta perché è un’occasione per tiranneggiarmi, per umiliarmi e per mettere alla prova il mio amore ziesco.
Non si spiega, infatti, come mai quando è a casa sua in bagno ci va da sola e, sempre in totale autonomia, fa tutto quello che deve fare, compreso il lavaggio della patatina, mentre quando è a casa mia pretende che io la intrattenga di chiacchiere mentre lei procede tranquillamente nella sua opera di liberazione.
Ora voi dovete sapere che questa bella-biondina-amore-della-zia-sua, sin da piccolissima ha manifestato delle doti molto singolari per quanto riguarda la produzione di sostanza di scarto. Tuttora la questione di come un esserino così piccolo possa produrre tali quantità e dimensioni di materiale è oggetto di complessi studi a livello familiare.
Il problema diventa devastante per me, perché, la piccola megera quando sta co’zia regredisce allo stato neonatale e pretende non solo che le tenga la manina mentre lei produce, ma anche che la pulisca e che la lavi io. Ora, non essendo io una madre, non ho mai avuto a che fare con cacche e pannolini. Quando la nana era piccola mentre tutto il parentado assisteva commosso e pigolante al cambio del pannolino mugolando stupefatto come se la bimba invece di cacca avesse prodotto uranio impoverito, io mi eclissavo discretamente. Vabbè, discretamente, ammetto che forse ogni tanto possa aver urlato appena appena “MA COME CAZZO PUZZA ‘STA ROBAAAAAAA! E CHE E’ , CHERNOBYL?”, e forse mi sarà anche scappato qualche commento tipo “OMIODDDIO, MA C’E PIU’ CACCA CHE BAMBINA!”, ma che lei o il destino si vendichino in questo modo mi sembra francamente fuori luogo. Cioè la sproporzione tra atto criminoso e punizione balza decisamente all’occhio.
Proprio la riflessione su tali circostanze mi ha indotto ieri a decidere che era arrivato il momento di riprendermi la mia dignità di zia finora offesa e umiliata e di azzardare un sacrosanto atto di ribellione. Perciò ho fatto sciopero. Mi sono ammutinata. Mi sono rifiutata di pulirle il sederino e di lavarla. Eh eh. A dirla proprio tutta, dopo mezz’ora di negoziato serrato è giunto l’accordo per cui vabbene, lei si sarebbe pulita da sola a patto che il bidet glielo avessi fatto io.
Ma la pollastra deve essere rimasta spiazzata dall’imprevista evoluzione del piccolo rituale e ha distrattamente buttato nel water pure il fermaglietto preferito che è affondato lentamente sotto i nostri occhi nella materia oggetto di codesto post.
Lei, guardandomi dal basso col suo visino angelico e facendomi flap flap con quegli occhioni verdi, come se fosse niente butta lì un “Me lo ripeschi vero, zia?”
Io ho pensato “Col cazzo, bella mia!” e le ho risposto “Amore, ma non si può, vedi che è sprofondato nella tua cacchina, adesso la zia tira lo scarico e pazienza per il fermaglietto”
Mai disperazione fu espressa con urla e gesti così strazianti, mai Didone pianse la dipartita di Enea con siffatta veemenza, mai un’ Andromaca pianse la morte del suo amato bene con tale senso del tragico come questa piccola delicata bambina di soli, badate bene, sette anni..
“ODDDIO NOOOOOOOOO! BUAAAAAAAHHH! NOOOOOOOOOOOOOO! AAAAAAHHHHHHH!OOOOOHHHHH!”
“ORA COME FAROOOOO’ ???? IL MIO FERMAGLIETTO DELLE WINX!!!”
“Guarda, te ne vado a comprare subito un altro, anzi due, anzi dieci, uguali uguali”
“NOOOOOO, VOGLIO QUELLO BUAAAAHHHHHH, OHHHHHHHH, MAMMAAAAAAAA!”
Cazzocazzocazzo, e ora che faccio? L’unica certezza in quel momento era che mai e poi mai mi sarei adoperata per la salvezza di quell’insulso pezzetto di metallo rosa, avrei sacrificato la mia pinzetta delle sopracciglia per quell’operazione immonda e affondato la mano nella sua cacchina santa.
Eravamo in questo momento di sventurata impasse quando dal corridoio sento arrivare la voce della salvezza “ma che caspita è successo?” Era il polpetta versione couch potato che risorgeva, appunto, dal divano.
Si affaccia sull’orrido spettacolo offerto dal water, dà una pacca affettuosa sulla testa della bambina, gonfia il petto, mette la tutina blu e il mantellino rosso e si trasforma nel supereroe. Vola verso il camino, prende la pinzona per la legna, torna in bagno e la infila nel water. Io, come da copione, mi copro gli occhi con le mani, mugolando di orrore e speranza (come tutte le eroine deficienti) fino a quando superpippo non si rialza in tutta la sua maestosità tenendo alto il trofeo gocciolante di liquame.
Mentre l’eroico zio si godeva i suoi 5 minuti di celebrità e veniva consegnato per sempre alla dimensione del mito, la zia fuggiva inorridita.