Secondo classico.
Argomento: il Romanticismo inglese (in inglese):
Studentessa: “Nel periodo del Romanticismo si affermò la convinzione che l’immaginazione, l’emozione, le forze legate alla parte irrazionale della mente umana avessero un ruolo fondamentale nella comprensione della realtà, perchè consentivano all'uomo di andare oltre lo strato superficiale delle cose. Ciò avvenne anche perchè ci si rese conto che la ragione da sola non era bastata a capire e risolvere i problemi dell’uomo nell’epoca precedente…”
La interrompo, colta da improvvisa curiosità. Voglio sapere se, al di là del blablabla, c'è anche capacità di ragionamento.
“Sei d’accordo con questa visione?”
“No, prof.”
“Cioè non credi che sia vero che cose come intuito, sensazione, emozione, irrazionale, possano a volte offrirci delle chiavi per andare nel profondo delle cose?”
“No, prof. io credo che la ragione sia ampiamente sufficiente”
“Come mai?”
“Il mondo è molto più semplice di come ce lo dipingiamo, prof.”
“Quanti anni hai?”
“17”
“Già, sei molto giovane, in effetti. Ma dimmi non ti è mai capitato di agire d'istinto? O di fare scelte di pancia più che di testa?"
"Non saprei. Ma credo di no"
"TI piace qualcuno in questo momento?”
“Avoglia!”
“Ed è uno che tu razionalmente ritieni adatto a te? Cioè, prima di dare il permesso al tuo cuore di battere hai atteso l’ok della tua razionalità? Allora sarai riuscita a non soffrire mai per amore!”
Dai banchi le voci dei compagni:
“BUAHHHHH. Prof. sono tre anni che muore dietro a uno di quinto anno!”
“Vabbè, prof. che c’entra? Qui si stava parlando di filosofia. Eravamo su un piano puramente teorico”
“Credi davvero che sia solo filosofia? E poi la filosofia non riguarda la vita e le esperienze umane?”
“E’ che prof. io credo sempre che alla base di tutte le esperienze ci debba essere la conoscenza, che è una facoltà meramente razionale. Se io una persona non la conosco a fondo non posso perderci la testa.”
“Quindi non credi che alla conoscenza si possa giungere, talvolta, anche attraverso dei processi meramente intuitivi? Come la mettiamo, per esempio, con la circostanza che a volte spesso sono stati il motore di scoperte scientifiche o matematiche? Sai che i processi intuitivi sono stati rivalutati da correnti filosofiche, tipo la Gestaldt, nella spiegazione del mondo o delle dinamiche sociali?”
“Sarà pure così. Ma per me la realtà è quella che mi appare e che riesco a decifrare razionalmente. Perché mi devo stressare a cercare i significati profondi? Che necessità c’è di vivere perennemente nel dubbio? Distinugere reale da apparente, leggere tra le righe di tutto. Mi rifiuto di credere che il dubbio sia parte integrante della condizione umana. E le ripeto: io sono convinta che la vita e il mondo siano molto più facili di quanto ce li vogliamo dipingere”
Lei dubbi non ne ha affatto.
Io sì: che abbia ragione lei?
