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Domani per le classi quinte c’è la temutissima simulazione della terza prova, i cui risultati varranno come voti scritti.
Ho passato la prima settimana di scuola a fare lezioni private a madame Figà su cos’è la terza prova degli esami di stato (cosa sulla quale sicuramente l’hanno preparata durante il corso per l’abilitazione, da lei regolarmente conseguita) e sulla tipologia di prova adottata nel nostro liceo
Ho passato le mie ore di buco a farle capire, su sua richiesta, come doveva formulare le domande in modo da calibrarle con tempi e lunghezza richiesti per la risposta. Ho, quindi, doverosamente esercitato tutta la mia disponibilità, come da buoni propositi di inizio anno, annunciati nel mio apposito post.
Sono pure considerata una prof. decente, che di solito riesce a fare capire le cose, almeno quelle semplici. Eppure ogni volta ero spiazzata dalla sua espressione: vuota. Non un feedback, non una reazione, neanche un cenno. Il nulla. Mi dico, sarà un suo modo di reagire.
Non avevo capito una mazza. Quello che lei avrebbe voluto era che qualcuno le redigesse proprio la traccia. Indovinate da chi si è fatta fare la traccia?
Indovinato? No? Leggete un po’ qua:
Oggi pomeriggio mi si apre la finestrella della chat:
“Proooooof!”
“Eh, che c’è?”
“Ho paura!”
“De che? Della simulazione di domani?”
“Sì, sto sbroccando, con tutti questi dati che si accumulano nel cervello!”
“Tranquilla, dai, sarà molto meno terribile di quello che immagini”
“Meno male che francese non lo dobbiamo studiare”
“Come mai?”
“Stamattina quella cazzona della figà era in crisi e non sapeva come fare la traccia e ha chiesto aiuto a noi”
“Scusa?”
“Sì sì, ha detto “datemi una mano voi che io non ci capisco una mazza””
“…quindi?”
“Quindi praticamente ci ha lasciato carta bianca e la domanda per la terza prova di domani gliel’abbiamo formulata noi”
“Ma è scandaloso! L’esaminatore che fa redigere le prove agli stessi esaminati!”
“Già”
“Però non è giusto per quelli che faranno inglese”
“ma no, ma..”
“Quindi lei fa la figura della buona e io della cattiva, quindi adesso prendi nota che ti do le tracce di domani, con la preghiera di comunicarlo a tutti”
“Ma prof…mi faccia parlare..”
“Forza, dai prendi nota, sbrigati"
"Nooo, prof. mi faccia parlare, lei non…"
"Allora Traccia 1: di che sesso era Dickens?”
“…”
“Traccia 2: di che sesso era Hardy?”
“ah ma stava scherz..”
“Traccia n 3: e soprattutto, di che sesso era Wilde?
“Uahhhhhhhh! Marò che ridere! Prof. ci ero cascata con tutte le scarpe, credevo volesse veramente darci le tracce!”
“Uaaaahhhh, e secondo te io avrei mai potuto dire una cosa come ‘lei fa la figura della buona e io della cattiva’ dopo che vi rintrono il cervello con i concetti di rigore e deontologia professionale?”
“Infatti”
“Delusa?”
“Lo sarei stata in caso contrario”
“Và a studiare , allora”
“Ok, prof. a domani”
Ora io che devo fare?
- Far finta di niente
- Parlare con quella deficiente di madame figà per spiegarle che il suo comportamentto è scorretto e diseducativo in modo inaccettabile
- Parlare con gli altri colleghi della stessa classe
- Parlare col preside