In anni ed anni di combattimenti sul ring che è la vita quotidiana di una prof., ho potuto stabilire una sorta di classifica di gradimento dei vari autori di letteratura inglese:
1° classificato: W. Shakespeare
2° classificato: O. Wilde per i maschi e J. Austen per le femmine
3°classificato: J. Joyce
4° classificato: T. S. Eliot
Ultimi classificati: i poeti romantici, ahimè, e Salinger (che ho eliminato del tutto al primo tentativo, tanto si vive bene lo stesso)
Prendiamo Shakespeare.
E’ una fonte di meraviglia che si rinnova ogni anno, per gli studenti che lo scoprono e per l’insegnante che ogni volta si chiede: ma com’è possibile che un signore di 400 anni fa sia amato di un amore incondizionato dagli adolescenti di oggi, ipertecnologici e facebook-addicted? E’ per questo che il Bardo viene definito un genio?
In questi giorni, per esempio, ho analizzato le reazioni dei miei mostri, durante una serie di lezioni sul sonetto shakespeariano “Shall I Compare Thee”.
“Devo paragonarti ad un giorno d’estate?” si chiede il poeta, che sarebbe come dire “devo andare di convenzioni cortesi e dirti che sei bella come il sole, candida come la neve, eccetera eccetera?”. Al genio, però, quelle convenzioni stanno un po’ strette e decide di andare oltre. Via le metafore e viva la libertà. Per dirla breve, Willy non può paragonare la sua bella (o, come gli studiosi ritengono, il suo bello) ad una giornata estiva perché in estate il sole picchia troppo forte, il vento soffia violento e perché la bella stagione ad un certo punto finisce e la bellezza sfiorisce (“And every fair from fair sometime declines” – “Ed ogni bellezza dalla bellezza talvolta declina”). Ma l’essere amato non potrà mai sfiorire o morire perché i versi del poeta lo consegneranno dritto all’eternità.
Non c’è bisogno di grandi strategie per stimolare i ragazzi. Basta veramente poco.
Chiedo alla classe: “Come sapreste esprimere voi l’idea della negazione della morte per la persona amata? Quali parole, quali metafore potreste usare?
Studentessa: “La signora con la falce non ti rapirà”
“Niente male (vabbè, quando si fa brainstorming mai frustrare i tentativi, ok?). Qualcun altro?”
Studente: “La tua dipartita mai piangerò”
“Uhmm. Ancora”
Studente dell’ultimo banco appena risvegliatosi dalla catalessi: “Morte, tiè, non avrai la mia donna”
“Ok, grazie a tutti! Vediamo cosa dice S.: 'La morte non si vanterà che tu vaghi nella sua ombra'
Ma vi rendete conto? La percepite la bellezza di quel 'wander' – vagare. Avrebbe potuto dire, chessò, 'walk', ma dice wander. Non vi dà l’idea dell’aggirarsi senza meta, senza prospettive e senza speranza, che è poi la morte?"
Continuiamo a leggere e a commentare qua e là. Le parole emanano una fascinazione antica. E’ incredibile. Rimangono lì, a ripetere sottovoce quelle rime, fino all’idea dell’eternità nel distico finale
So long as men can breathe, or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.
(Fino a quando gli uomini potranno respirare e gli occhi vedere
Tanto vivranno questi versi, e daranno vita a te)
Qualcuno commenta: “che bello", ”non mi aspettavo che Shakespeare fosse cos'ì", "però!".
Una prof. non può far altro che bearsi della loro meraviglia, come quando un bimbo vede per la prima volta il mare o dà la sua prima leccata ad un gelato e sua madre riscopre la bellezza del mondo attraverso il suo stupore.
Qualche giorno dopo una studentessa mi annuncia: “Prof. io l’ho imparato a memoria!”
“Eh? Chi? Cosa?”
“Il sonetto numero diciotto”
“OMMIODDIO! Guarda che io mi commuovo per molto meno!”
“No, prof., dico sul serio”
“Ok, dai, ora mi metto comoda… pronta!”
Me la recita tutta. Faccio appena in tempo a raccattare la mandibola da terra e a lanciarle uno sguardo pieno di rispetto che un’altra mano si alza dalle retrovie:
“Prof. veramente pure io l’ho imparato”
Insomma alcuni avevano mandato a memoria quel sonetto, senza che lo avessi assegnato.
Li metto ancora alla prova: non voglio che declamino, voglio che recitino, trasmettendomi il senso profondo delle parole attraverso la loro personale sensibilità.
Lo fanno.
Mi riprendo e chiedo: “Ok, basta Shakespeare. Passiamo ai Pink Floyd. O siete troppo giovani per conoscerli?”
“Noo, prof., ma che dice! Certo che li conosciamo! Anzi sono veramente guappissimi!” . Mi guardano come fossi pericolosa, le facce dicono “ma che minchia c’entrano adesso i Pink Floyd?”
Accendo la LIM e mi collego a UTube. Guardiamo qualche spezzone di concerti, così, a caso. Credono di essere in pieno cazzeggio post-spiegazione. Poi li porto qui. Boato. Mr. Willy sale l’ultimo gradino nella classifica di gradimento.
Alla fine dell’ora mi chiedono: “Prof., lo facciamo un altro sonetto?”
“Sì, rispondo, ne avevo giusto in mente uno che vi sconvolgerà” .