E anche quest’anno: Ricevimento genitori!

“Prof. tra qualche giorno ci sarà il ricevimento genitori”

“E lo so.”

“Che dirà ai miei?”

“Dirò quello che sai già: che non stai studiando per niente, che sei sempre impreparato, che ti sei preso due note con la prof. di Francese e, come se non bastasse, che una mattina t’ho beccato a fare le impennate col motorino (senza casco) mentre avresti dovuto essere a scuola.”

“Lo sapevo. Ora mi tocca attivare mia madre”

“?”

“Le devo dire di cominciare a girare per casa in baby doll”

“Perchè?”

“Così, tanto per tener buono mio padre”

 

 

Oggi, ai colloqui,  ho conosciuto la signora madre. Un donnone molto austero (tailler grigio, filo di perle, foularino, chignon) e dall’aria severa, che insegna latino e greco nel liceo del paese affianco. Quando mi si è presentata ho capito immediatamente che per me stava per cominciare l’inferno. Perchè scacciare dalla mente l’immagine della rispettabilissima signora in pose da burlesque e in baby doll  è stato sempre più difficile.  Mi sono venute le perline di sudore sulla fronte per lo sforzo (m’ero dimenticata di quanto fosse faticoso  soffocare l’istinto di ridere). L’ho scampata per un pelo. Appunto.

COME SI DICE IN NORVEGESE “PISTAAAA, STO ARRIVANDO”?

Ve li ricordate i Norvegesi che vennero a visitare la nostra scuola qualche mese fa? Quelli che non ridevano mai tranne davanti ai cartelli con su scritto "Fitta Qui"?

Ebbene, oltre alla nube vulcanica, da domani pure una folata di Mediterraneo li travolgerà, per una settimana. Il viaggio sarà lungo, fin lassù, a Capo Nord.

Temperature dai 4 ai 10 gradi massimo.

Naturalmente, per la prima volta in vita mia m'è venuto un attacco di periartrite all'articolazione scapolomerale che sto curando da appena tre giorni con iniezioni di antidolorifici e cortisone. E da ieri la faringite.

La valigia pesa più per il kit dei medicinali (come i nonnetti che vanno alle terme) che per i maglioni pesanti e le sciarpe. Ma, si sa, il lavoro è lavoro.

E ora mi vado a nascondere prima che mi prendiate a pernacchie.

Non credo morirò mai di morte naturale

Ah, ma ve l’ho raccontata quella di Pasquetta? No?!
 
E’ che siamo stati in campagna a casa di amici di amici, no? E questi qui hanno due passioni: l’orto e i loro due cani. Fin qui ci siete, si?
La logistica della loro splendida casetta-trullo vuole che lo spazio vitale per queste due passioni sia unico, cioè un unico giardino, grande per carità, ma mai troppo grande per due simpatici setterini e una piccola piantagione di peperoni.

Ma, come vedrete, ci sono dei sistemi per circoscrivere la zona riservata all’una e all’altra delle due passioni.
 
“Bello, come si chiama?”, chiedo alla padrona di casa, indicando il più carino dei due cani.
“E’ femmina e si chiama Lulù” risponde la cara conoscente, prima di affrettarsi verso il barbecue.
 
Rimasta sola, naturalmente sento che devo andare ad accarezzare Lulù. La chiamo e lei arriva e si ferma poco prima di un filo colorato, quasi invisibile, tra me e lei.
 
Lulù ha un muso troppo simpatico e scodinzola, la bastarda, ma non si muove di un millimetro. Perchè lei è intelligente. Lei.

Per vincere la sua diffidenza e conquistare la sua fiducia, mi avvicino con estrema lentezza. M’inginocchio per essere all'altezza dei suoi occhi (ok ok, il primo che dice che non ce n’era bisogno lo metto sulla graticola). Stabilito il contatto visivo, allungo il braccio per toccarla e  comincio ad accarezzarla. Mentre lo faccio mi chino sempre più verso di lei. E' fatta: il contatto, che dico, l'idillio è stabilito. Per un attimo sono convinta che Lulù mi sorrida, persino. Mi avvicino ancora. Il mio busto (leggi tette) toccano il filo.
 
Era elettrificato, ça va sans dire.
 
Io urlo.

Lulù guaisce.

Per una frazione di secondo rimaniamo attaccate, io trasmetto la corrente a lei, ma in quell’istante penso che sia il contrario.
“Ma di che cazzo è fatto sto cane di merda!”, ho il tempo di pensare prima di afferrare il senso di quella scarica elettrica e decidere che sto morendo di una morte stronza e per niente eroica.
 
Accorrono tutti. La padrona del cane, ignorandomi del tutto, mi scavalca per andare a consolare Lulù (nel frattempo asserragliatasi nella cuccia), lamentando che, poverina, chissà come sarà rimasta traumatizzata e chissà quanto ci metterà prima di rimettere il naso fuori. Tutti dicono povera Lulù e nessuno si cura di me. Solo Polpetta capisce che sono davvero K.0., forse più per la sorpresa che per la scossa, e mi chiede se sto bene.
 
Ferita nella dignità, mi alzo pulendomi le gambe dalla terra e gli rispondo:

sì, certo che sapevo che c’era il filo (non m’ha creduto),
sì, sono stata sbadata (m’ha creduto),
no, che non mi sono spaventata (non m’ha creduto),
no, non mi sono fatta niente (m’ha creduto) e che,
no, che non era forte la scossa (indeciso).
 
Era forte, cazzo.

LOST IN DUST

Erano tre.
Tre trulli attaccati a casa mia, disabitati da un cinquantennio. Era un peccato lasciare che andassero in rovina, perciò abbiamo sfondato un muro e ci siamo allargati.

In questo momento la mia stanza da letto è ridotta così. Adesso dormiamo in una mansardina che fa anche da studio.

trulli casa 008

Questo è il caminetto che abbiamo trovato in uno dei trulli:

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Le pietre dei vecchi trulli semiabbandonati, si sa, vanno tolte e risistemate, rigorosamente senza malta:

trulli casa 023trulli casa 034
Fino al montaggio della palla:

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Ci stiamo dissanguando, stiamo mangiando e dormendo nella polvere, non abbiamo tempo per altro che non siano mattoni-pietre-geometri-permessi-idraulici-elettricisti, ma, tutto sommato, ci stiamo divertendo un sacco (disse Katika ridendo per non piangere).