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La abbraccio fortissimamente e la saluto affettuosamente.
Le strade si ricongiungono in qualche modo. E, se lascio spazio alla parte buddhista che c’è in me, mi auguro che lei possa sempre far parte dei miei cicli di vita. Per sempre.”
Cosa si risponde ad una mail così? Si può anche piangere per quelle parole.
Alessandra è una mia ex allieva. Si è maturata 5 o 6 anni fa.
Quando arrivò al liceo la prima cosa che mi colpì di lei fu quella sua faccia tonda illuminata da due occhi azzurri che sprizzavano sete di sapere. Non ho mai visto nessuno così disarmante nella sua apertura alla vita.
Pian piano mi sono accorta che Ale era, è, una ragazza di un’intelligenza rara e di una sensibilità superiore alla norma, che le consente di assestarsi istintivamente sulle stesse lunghezze d’onda delle persone a cui tiene.
Ale è sempre stata al top. Eccelleva in tutto ed era la migliore di tutto l’istituto ma senza che ciò alterasse minimamente il suo senso del reale e la sua innata umiltà, tanto da renderla estremamente popolare.
Ad un certo punto qualcuno scoprì le sue doti artistiche e la incluse nel gruppo teatrale della scuola.
Al terzo anno il professore le assegnò una parte molto impegnativa in una piece di Dario Fo. Si trattava di un monologo di due ore, dove lei diede dimostrazione di padroneggiare istintivamente i tempi comici e di passare a momenti di pathos con la disinvoltura di un’attrice consumata. Fu talmente straordinaria che il gestore del teatro che ospitava per rappresentazioni di fine anno del liceo, incluse lo spettacolo di Alessandra nella sua normale programmazione serale. Fu un successo clamoroso.
In gita scolastica a Praga lei passava tutti i momenti di libertà con me, e ce ne andavamo a zonzo a braccetto in quella città meravigliosa a chiacchierare e a ridere come delle sceme. E ponte carlo percorso da lei a piedi scalzi in pieno inverno e di notte perchè qualcuno l’aveva convinta che per andare a ballare bisogna per forza mettersi i tacchi e lei aveva i piedi così gonfi che rideva per non piangere.
Alessandra, alla fine degli esami di maturità, venne a scuola a portarmi un fiore ed una lettera. Sono ancora nella mia scatola dei ricordi più preziosi.
Poi partì per Milano. Abbandonò il teatro per studi più “seri”. Si è laureata e ora gira il mondo per lavoro (naturalmente mica un lavoro normale), dopo essere stata ad Harvard per un corso di specializzazione. Ha passato molti mesi in India da cui è tornata con un bellissimo fidanzato indiano. Non si ferma un attimo e la sua vita è piena di amici di tutte le nazionalità.
Ma non dimentica mai di mandarmi un messaggio ogni tanto, dovunque lei si trovi. I suoi auguri di compleanno sono sempre tra i primi ad arrivare. Ma non riesce a darmi del tu, e forse non ci riuscirà mai.
E poi giungono inaspettate lettere come quella di ieri, che mi procurano una commozione intensa e alle quali non riesco a rispondere mai subito, ma solo dopo che le emozioni si sono sedimentate.
Perché niente mi da più emozione che assistere al pieno compimento di tutte le potenzialità che hai intravisto in qualcuno che in qualche modo devi aiutare a crescere. Delle doti che Ale ha ricevuto niente è andato perduto. Ale ha fatto tesoro di tutto quello che ha avuto e lo ha restituito al mondo centuplicato, facendo di se stessa la donna meravigliosamente viva che è. E mattoncino dopo mattoncino, si è costruita una vita su misura per lei, esattamente come se la immaginava ai banchi del liceo, lavorando sodo ma con grande fantasia per trasformare i suoi sogni in realtà, uno dopo l’altro.
Ed io sono così fiera di lei che se ci penso mi spuntano i lucciconi agli occhi.
