LE PIU’ BELLE DAI BLOG

da www.spinoza.it:

Sto preparando un’analisi articolata sulla bocciatura del lodo Alfano. Posso anticiparvi solo che contiene le parole "meu amigo Charlie Brown".

Bocciato il lodo Alfano. La notizia è talmente grossa che persino il Tg1 ha dovuto darla.

Secondo Berlusconi, Rosi Bindi "ha più bellezza che intelligenza". Devono averlo pensato anche i giudici della Consulta mentre ascoltavano Ghedini.

Bad Boys

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-style-parent:”";
font-size:10.0pt;”Times New Roman”;}

 

Ci sono delle giornate in cui fare un lavoro che ti fa stare in mezzo agli adolescenti ti sembra una benedizione.

Ieri mattina i ragazzi hanno fatto il  grande show di natale a teatro.

Ero seduta sui palchi e guardavo quella marea di giovani che gremivano la sala. Che meraviglia! C’era questa atmosfera festaiola, con  i ragazzi che si erano messi in testa di tutto: berretti da Babbi Natale di tutte le fogge, con le lucine, con le corna d’alce, con stelline fosforescenti. Insomma era tutto uno sberluccichìo allegrissimo.

Dopo un’oretta di spettacolo con i più intraprendenti che si sono esibiti nelle varie imitazioni dei prof e scenette di vita scolastica, il clou è stata la proiezione di un video che mi ha fatto rotolare dalla sedia. Partiva con le immagini girate a scuola sabato scorso quando il Duro, munito di telecamera si è divertito a fare irruzione in tutte le aule, senza bussare, e a puntare la telecamera in faccia al professore di turno e costringendolo a fare gli auguri di natale. Per cui sul megaschermo si sono susseguiti, in un montaggio strepitoso nei tempi, tutti i primi piani dei prof. nella varietà più fantasiosa di espressioni, dalla sopresa, all’incazzata, all’ accondiscendente, alla scazzata, all’imperturbabile, alla sconvolta. Troppo bello.

Ma la parte più divertente in assoluto è stata quella elaborata al computer con la pista da ballo di Saturday Night Fever sui cui si scatenavano cartoni animati a forma di alci  (con tanto di corna  enormi) travestite da babbi natale ma  con le facce di tutti i prof di religione.

I miei studenti magari andranno  tutti all’inferno, ma almeno ci andranno da geni.

LATIN LOVERS E TRANVATE NEI DENTI

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-style-parent:”";
font-size:10.0pt;”Times New Roman”;}

In aereo dal Polpetta l’altro giorno.

Mollicone di turno in vena di conquiste ad assistente di volo bonazza:

“Signorina, lo sa che è proprio carina? C’ha delle belle forme!”


“Aò, e che so’, ‘na brocca?”

Discrezione

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-style-parent:”";
font-size:10.0pt;”Times New Roman”;}

Oggi leggevamo di Tess of the D’Ubervilles che rimane incinta (“she finds herself pregnant” dice il riassunto della trama)  quando una delle mie alunne osserva che la parola "pregnant" non se la scorderà più per via di un episodio successo durante lo stage negli States.

Durante una escursione, non ricordo più dove, a questa mia ragazza scappava la pipì. L’unico luogo nelle vicinanze era un ristorante dall’aria molto pretenziosa e pieno di gente seduta ai tavoli a lume di candela. Io le suggerisco di provare a chiedere la cortesia di usare il bagno. Lei, scettica, mi chiede:


“prof, è un posto sciccoso, e se non mi fanno andare?”

“senti, se ti fanno storie … dì che sei incinta”

“ah, e come si dice incinta?”

“pregnant.”

“ok. grazie, prof., ci provo”

 

Prima che io potessi far niente per impedirlo, lei entra nel locale urlando I AM PREGNANT!!! I  AM PREGNANT!  THE TOILET, PLEASE! lasciando nello stupore commensali e  camerieri.

Il manuale del saggio docente prevede che in questi casi la prof. si eclissi immediatamente e vada a gettarsi per terra a ridere scompostamente lontano da occhi indiscreti, cosa che io ho diligentemente fatto.

(Categoria: “io questi non li conosco”)

happy days

C’è questa ragazzina del primo anno che assomiglia a pippi calzelunghe, ma senza le trecce. Ha gli occhi blu e il volto piccolo pieno di lentiggini. E’ una creatura nata per sorridere e per essere felice.

Ma perché ogni volta che mi vede scoppia a ridere di cuore e non la smette più? Una cosa del genere non mi era mai capitata. Se solo la guardo durante la lezione comincia diventare rossa per lo sforzo di trattenere il riso e poi se insisto crolla e non la smette più, anzi più cerca di smettere e più le viene.

Che poi non ha neanche un atteggiamento di scherno o di sfottimento, no no. E’ davvero carinissima ed educatissima. Ma proprio non riesce a trattenersi dal ridere quando mi guarda, anche quando mi incontra nel corridoio o al bar della scuola.

Le prime volte pensavo che i motivi di tanta ilarità fossero da ricercare in quello che potevo aver detto, in qualche ciuffo fuori posto, in qualche lembo di gonna di traverso, in una eventuale calza smagliata o in ipotetici sbaffi di biro in faccia. Ma poi ho capito che la faccio proprio ridere io, così, “nature”. 

La cosa invece di innervosirmi mi ha sempre divertito da pazzi, ma ora il guaio è che la ridarola ora comincia ad assalire   pure me, ogni volta che io guardo lei.

Che gabbia di matti che siamo.

Provaci ancora, Rick

Ieri, mentre facevo da  babysitter a Rick (sì, perché quello faccio io  quando lui è in classe) ho finalmente capito perché esistono i lettori di lingua straniera.

Esistono, appunto, per leggere. E basta.

Loro, invece, vengono qui, giovani ed inesperti, per imparare la loro stessa lingua.

Non sto scherzando.

 

“Che faciamo ogi?”

“Well, it would be great if you could explain the future, thanks”

“Th.., the future?!?!?! O_O. Ok. Well… there are 2 ways to express the future…”

“Sorry to interrupt, but I thought there were 3 ways to express the future…”

“No. The first is “will”, the second is “going to”, that’s it”

“What about the present continuous?”

“I said that: going to!”

 

OH. MY. GOD.

Dopo aver concordato finalmente che esistono tre versioni di futuro, I ragazzi gli hanno chiesto di spiegare quando si usano.

Il povero Rick mi ha guardato con occhi spalancati che imploravano salvezza e mi dicevano “Ma quanto sono tignosi! E che ne so io di quando si usano? Io li uso e basta! Ma che fuck sono venuto a fare qui da queste iene mentre potevo stare a rotolarmi tra le lenzuola nella pensioncina di Dover con la mia girlfriend che stamattina mi ha pure mandato una Valentine per Valentine’s Day? E tu, tu che mi guardi con aria di attesa e si vede dalla faccia che stai pensando che sono un cazzafrullone inglese che l’inglese non lo sa, buttami un salvagente, I’m begging you! Non lasciarmi solou!"

Poi non mi dite che non ho cuore, eh? Avrei tanto voluto lasciarlo come pasto alle belve. Perché più sono bravi e più sono belve, ricordatevelo, perché non le potete imbrogliare, non potete improvvisare, né fingere di sapere: non ve lo perdoneranno mai. Dunque, dicevo, mi sono impietosita di quell’animadiddio e l’ho tolto d’impiccio.

Insomma, ho dovuto spiegare anche al povero Rick, oltre che ai ragazzi, i vari futuri inglesi e il loro uso.

Bene, dopo neanche 5 minuti il povero Rick si caccia nuovamente  nei casini. Ma ci si caccia da solo. Va alla lavagna per scrivere qualcosa e si scopre che non sa lo spelling di alcune parole inglesi.


Per spiegargli la differenza tra Capital (capitale) e Capitol (campidoglio) che lui confonde sempre e scrive male, gli ho detto di associare la o di capitol alla forma tondeggiante della cupola del campidoglio di Washington. Ha funzionato. (‘sto ragazzetto mi fa sentire Einstein).


Poi, nel tentativo di spiegare il suono del “th” si incasina alla lavagna con i simboli fonetici internazionali che solo alla fine confessa di non conoscere affatto.


Tra le parole che i ragazzi dovevano ripetere c’era “birthday”.


Rick: Nouuu! You must pronunce it correctly!
If you say “bird day” you say “giornou dell’uccello!” E come se chiedi a una “skiussi quando è tuo giornou dell’uccello?”. Doesn’t make sense!


Ecco, io vorrei che ciascuno di voi potesse per un minuto essere nei panni di un’insegnante in un momento di questi. Assistere alla devastazione di intera giornata di lavoro e di lezione. Guardare i tuoi studenti rotolarsi dalle risate, tanto da cadere dalle sedie. E dover pure spiegare al poveretto il significato allusivo della parola “uccello” in Italia.


Cartellone rosa per Rick, domani.

E stavolta io non c’entro niente.


Ma grazie!


Capisco che a volte i correttori automatici possano non essere sufficienti.

Capisco pure che spesso la fretta ci possa travolgere.

Capisco tutto ma questa no, dopo la gastroenterite acuta non mi può arrivare una cartolina in cui mi si augura

"uno splendido ano nuovo!"