Ieri, mentre facevo da babysitter a Rick (sì, perché quello faccio io quando lui è in classe) ho finalmente capito perché esistono i lettori di lingua straniera.
Esistono, appunto, per leggere. E basta.
Loro, invece, vengono qui, giovani ed inesperti, per imparare la loro stessa lingua.
Non sto scherzando.
“Che faciamo ogi?”
“Well, it would be great if you could explain the future, thanks”
“Th.., the future?!?!?! O_O. Ok. Well… there are 2 ways to express the future…”
“Sorry to interrupt, but I thought there were 3 ways to express the future…”
“No. The first is “will”, the second is “going to”, that’s it”
“What about the present continuous?”
“I said that: going to!”
OH. MY. GOD.
Dopo aver concordato finalmente che esistono tre versioni di futuro, I ragazzi gli hanno chiesto di spiegare quando si usano.
Il povero Rick mi ha guardato con occhi spalancati che imploravano salvezza e mi dicevano “Ma quanto sono tignosi! E che ne so io di quando si usano? Io li uso e basta! Ma che fuck sono venuto a fare qui da queste iene mentre potevo stare a rotolarmi tra le lenzuola nella pensioncina di Dover con la mia girlfriend che stamattina mi ha pure mandato una Valentine per Valentine’s Day? E tu, tu che mi guardi con aria di attesa e si vede dalla faccia che stai pensando che sono un cazzafrullone inglese che l’inglese non lo sa, buttami un salvagente, I’m begging you! Non lasciarmi solou!"
Poi non mi dite che non ho cuore, eh? Avrei tanto voluto lasciarlo come pasto alle belve. Perché più sono bravi e più sono belve, ricordatevelo, perché non le potete imbrogliare, non potete improvvisare, né fingere di sapere: non ve lo perdoneranno mai. Dunque, dicevo, mi sono impietosita di quell’animadiddio e l’ho tolto d’impiccio.
Insomma, ho dovuto spiegare anche al povero Rick, oltre che ai ragazzi, i vari futuri inglesi e il loro uso.
Bene, dopo neanche 5 minuti il povero Rick si caccia nuovamente nei casini. Ma ci si caccia da solo. Va alla lavagna per scrivere qualcosa e si scopre che non sa lo spelling di alcune parole inglesi.
Per spiegargli la differenza tra Capital (capitale) e Capitol (campidoglio) che lui confonde sempre e scrive male, gli ho detto di associare la o di capitol alla forma tondeggiante della cupola del campidoglio di Washington. Ha funzionato. (‘sto ragazzetto mi fa sentire Einstein).
Poi, nel tentativo di spiegare il suono del “th” si incasina alla lavagna con i simboli fonetici internazionali che solo alla fine confessa di non conoscere affatto.
Tra le parole che i ragazzi dovevano ripetere c’era “birthday”.
Rick: Nouuu! You must pronunce it correctly! If you say “bird day” you say “giornou dell’uccello!” E come se chiedi a una “skiussi quando è tuo giornou dell’uccello?”. Doesn’t make sense!
Ecco, io vorrei che ciascuno di voi potesse per un minuto essere nei panni di un’insegnante in un momento di questi. Assistere alla devastazione di intera giornata di lavoro e di lezione. Guardare i tuoi studenti rotolarsi dalle risate, tanto da cadere dalle sedie. E dover pure spiegare al poveretto il significato allusivo della parola “uccello” in Italia.
Cartellone rosa per Rick, domani.
E stavolta io non c’entro niente.