The horse is deaf

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Le storie di redenzione sono sempre belle. Ma quella del Puledro Impazzito non è una storia di redenzione, ma di discesa negli abissi. I segnali li aveva dati, ricordate? Mi ero illusa sul serio. Va a vedere che succede come in Dangerous Minds, che poi questo alla fine comincia a trovare un senso nella scuola e a darne uno alla sua vita? Da cattivo delinquente diventa bravo? Magari non tutto in una volta, certo, ma passo dopo passo.

Invece  questa è la cronaca di una sconfitta.

Forse ho sopravvalutato le sue capacità di percepire l’essenza delle cose o sottovalutato l’entità del buio che ha dentro.

E’ tornato ad essere lo stronzo di sempre, ma con in più una patina ambigua e anche un po’ codarda.

Abbiamo parlato molto, un giorno. Io gli ho detto che c’ero, che ero dalla sua parte. Lui mi ha guardato con occhi vitrei, da automa, e mi ha fornito rassicurazioni tipo quelle che dai a tua mamma per togliertela dai coglioni “sì sì, prof., devo farcela, ce la metto tutta, vengo a scuola tutti i giorni”.

Il giorno dopo non è venuto a scuola. Poi durante l’intervallo è entrato sgommando in cortile, facendosi vedere anche dalla preside, per frenare all’ultimo momento davanti al bar della scuola. Risultato: ennesima nota e telefonata alla mamma.

Due giorni dopo c’era il compito in classe. Ha l’aria troppo losca. Si fa beccare come un fesso: aveva fotografato il compito con lo smartphone e si era fatto mandare il compito svolto da un compagno (più somaro di lui, tra l’altro). Con la morte nel cuore, applico il regolamento: sequestro il telefono e lo porto in presidenza.

Altra nota.

Oggi, con la prof. di francese, si eclissa durante il trasferimento dalla classe al laboratorio e sparisce per un’ora intera. Altra nota. Lui si giustifica dicendo che non si sentiva bene e che aveva avuto necessità del bagno. Avrei preferito centomila volte uno che ti sfancula dicendo che della tua lezione non gliene fotte un cazzo. Uno così io lo ammirerei pure. Ma così, proprio no.

 

Finnish Tuttifrutti

Sono in Finlandia per un progetto europeo.

C’è la prof. Spagnola che però non è spagnola ma francese, che poi non è francesefrancese ma polacca, ma non proprio polacca perchè è ebrea e sua nonna è stata ammazzata ad Aushwitz e poi sua mamma di due anni fu fatta scappare in Francia dove una coppia di francesi l’ha presa con sé sfidando la sorte e i tedeschi.

C’è l’altra prof. spagnola che è spagnolaspagnola, che ha lasciato suo marito perchè si è innamorata del suo vecchio compagno di liceo che nel frattempo era sposato con una francese e vive a Paris. Entrambi con figli piccoli (in totale 5) si sono accorti di non aver trovato la felicità ma in compenso hanno creato tanta infelicità intorno a loro. Figli contro, logistica contro. Io sono arrivata a dirle che forse sarebbe stato meglio averlo come amante e basta. Ci sarebbe stato più divertimento e più romanticismo, oltre al gusto delle cose proibite. Poi la cosa sarebbe passata, come difatti sta passando, e le famiglie sarebbero state salve.

C’è il prof. Olandese tamarrissimo, dotato di un’impressionante booze belly messa in evidenza da cannottiere molto attillate, che ad ogni pranzo perde un molare e lo mostra a tutti. Finora ne ha persi due.

C’è la prof. Inglese che inglese inglese non è ma è indiana, che vuole sempre comandare e crede di essere la donna più smart dell’universo, invece poi non lo è per niente.

E poi c’è la prof. italiana – indovinate chi – che per fare la figa e per sentirsi col mondo in tasca ha scaricato un’app che prometteva di farle imparare il Finlandese in un mese (cosa alla quale non ha mai creduto, a lei bastavano una ventina di frasi) per poi accorgersi che lì dov’è andata parlano tutti svedese.

Non è colpa mia, è il mondo che ce l’ha con me

Eccomiiiiii!

Lo so, lo so, è da tanto che la vostra eroina non vi aggiorna sulle sue avventure. In sintesi, in questo tempo di assenza ho:

  1. Avuto due volte l’influenza.
  2. Avuto 15 giorni di coliche addominali la cui origine è tuttora un mistero
  3. Lanciato ogni serie di invettive contro la cultura del dolore dei nostri ospedali (non capisco perché in Italia per scoprire che cazzo c’hai all’intestino ti debbano infilare un tubo nel culo e fartelo risalire fino allo stomaco, A CRUDO, senza anestesia) (a proposito, ancora non ho avuto il coraggio, che andassero affanculo, ma non il mio, di grazia)
  4. Smesso di fumare. Lo so, lo so è la terza volta che ci provo, ma sono già due mesi che non spippetto.
  5. Cercato la dieta miracolosa per perdere i 4 kg in più dovuti all’astinenza da fumo.
  6. Fatto la mia ennesima figura di merda a scuola.

 

In questo post vi narrerò quanto successo al punto numero sei.

 

Setting: scuola semivuota, sala professori, tardo pomeriggio

Personaggi: Katika e collega simpatica di ginnastica, Ms D.

 

Le due affiatatissime colleghe sono accasciate su due sedie della sala professori in attesa che inizi il consiglio di classe di loro pertinenza, che è anche l’ultimo della giornata.  Non c’è nessun altro intorno. Le nostre voci rimbombano. Gli altri colleghi o sono ancora nel consiglio precedente o sono andati via. La sala professori in realtà non è una sala, è un pezzo di ingresso diviso dal resto da una cassettiera molto alta, che funge da separé.

 

Ms D. è una donna simpaticissima e anche un bel pezzo di gnocca. La sua bonazzaggine, però, di mattina è sempre un po’ mortificata dalla sua tenuta da lavoro (tuta e scarpe da ginnastica) mentre in occasioni come questa, quando può vestirsi come tutte noi comuni mortali, viene fuori in tutto il suo splendore.Vado molto daccordo con lei e le volte che capitiamo insieme facciamo le sceme.

K: “Ammazza, se sei bona oggi!”

Ms D: “Inutile che ci provi, tanto non te la do”

K: “Uuuhhh, che montata!”

Ms: “Uff… che palle sti consigli, adesso ci tocca pure la mamma di Alessia: quella è un’attaccabrighe. Che ora è?”

K: “Le sei e mezza”

MsD: “Uè uè, ti sei messa i tacchi? Anche tu fai la tua porca figura quando decidi di vestirti da femmina!”

K: “Ehi guarda che avevi detto che non me la davi. Stai cambiando idea?”

Passano un paio di minuti, durante i quali aggiorniamo i rispettivi registri.

Ms D. (tirando fuori il pacchetto di Marlboro Lights dalla borsetta): “Cara, ce ne facciamo una veloce? … azz… è vero, tu non più… ormai”

K (lanciando occhiate di tenera nostalgia alle sigarette e per niente consapevole del doppio senso di quanto stava per dire): “E lo so, ma vengo con te lo stesso, almeno te l’annuso un po’

 

Aggiriamo la cassettiera e ci dirigiamo verso l’uscita. La mamma di Alessia era lì, esattamente dietro alla cassettiera, in attesa del nostro stesso consiglio di classe.

 

Ci ha lanciato uno sguardo strano. Chissà che aveva.

 

Flu time

Interno notte.
Katika con 40 di febbre, ridotta ad un mucchietto di carne bollente rannicchiata sotto le coperte. Polpetta volante che, dopo aver trascorso metà notte a metterle pezze bagnate sulla fronte nel vano tentativo di far scendere la temperatura (deve averlo visto in qualche film) accoglie col cuore colmo di gratitudine la guardia medica.

“Devo darle qualcosa di più forte. Ora le faccio un’iniezione.”

“Ah… Ecco… Dottore, io le chiedo scusa sin da ora per quello che sentirà. Sa, mia moglie ha il terrore delle iniezioni”

“Si figuri. E poi è così intontita dalla febbre che neanche se ne accorgerà…”

“NononononoNOOO, che cazzo fate? Oddiiiiio, male male MALEMALEMALE! Cazzocazzocazzocazzo! AIUTOOOO, chi cazzo vi autorizz, aaaaahhhiiiiaaaaaaaaa, ma porca troia che male! Brutto bastardo, toglimi quella merda dal culo, fottuttissimo figlio di quella puttana zoccola di eva! Ahhhhiaaaa, toglitoglitogliiiiii!”

“Kat, sta’ buona, ha già finito da un po’. Dottore, non so come chiederle scusa. La perdoni”

“Ihihihihi! Se avessi saputo mi sarei portato dietro l’esorcista. Ahahahah. Ma fa sempre così?”

“Sempre”

“Che lavoro ha detto che fa sua moglie?”

“Ecco… L… La… professoressa… al liceo”

“Ihihihih… Ma vedi certe volte la vita… Credo che sia la prof. di mia di mia figlia, ma pensa te, che combinazione. Me la saluti, quando torna in sé.”

Ragazzi, io sono tornata in me. È a scuola che non potrò più tornare.

Il Compito in Classe

Analizza la figura dell’eroe in letteratura e nel mito, specificando la differenza tra eroe classico, eroe tragico e antieroe. A quale tipologia senti di associare Leopold Bloom, protagonista di “Ulysses”, e perché?

Svolgimento:

“Teacher, ero assente proprio a quella spiegazione. Questo foglio rimane in bianco. Prima di mettermi 2 si ricordi che le ho sempre voluto bene (e comunque le ho appena fatto un esempio di eroe tragico)”

Come fai a non amarli?

 

 

Boys boys boys

Sono belle le serate tra donne al pub, soprattutto quando l’umore, per qualche oscura alchimia, aiutata certo anche da una dignitosa provvigione di sostanza alcolica, è alle stelle. Soprattutto, anche, quando il discorso cade sugli uomini-questi-sconosciuti.

L’altra sera il discorso verteva in realtà sugli uomini-questi-bastardi. Le mie due amiche appartengono alla schiera delle single per scelta(altrui), in particolare a quella categoria di donne che, pur essendo piacenti, intelligenti, autonome e ganze, riescono sempre a ficcarsi in situazioni amorose catastrofiche nelle quali rimangono impaludate per mesi, prima di rinfilarsi a gamba tesa in altre simili con uomini altrettanto deludenti.

Quando non sono impegnate a leccarsi le ferite, le due ganze sono prontissime a trasformare le loro disavventure amorose in puro cabaret e a mettere a servizio del genere umano (femminile) le loro esperienze, in modo tale che tutte noi abbiamo a portata di mano una sorta di kit di sopravvivenza basato su aneddotica, casistica e tassonomia accurata sulle tipologie maschili. Il linguaggio, a seconda dei casi e delle circostanze, varia da quello d’accademia a quello da caserma. Per me, che sono fuori dai giochi da tempo, tutto ciò è illuminante.

Per esempio, ad un certo punto il discorso è caduto su un nostro amico single, quarantenne, simpatico e pieno d’interessi, ma desolatamente bruttino. Eppure, meraviglia delle meraviglie, rimorchia come un pazzo, lasciando sul terreno una scia di donne dal cuore spezzato, ma adoranti. Attualmente sta contemporaneamente con due fanciulle, entrambe perdutamente innamorate di lui.

“Certo che ci sa fare” commento io.

“Eh, sì. Questo l’abbiamo messo tra gli uomini Rin Tin Tin” mi informa una delle due.

“Sicuramente, altrimenti non si spiega…” le fa eco l’altra

A questo punto, incuriosita, chiedo che razza nuova di maschio sia l’Uomo Rin Tin Tin.

A beneficio di tutte voi, care blog-amiche, riporto qui la perla di saggezza che mi è stata generosamente affidata.

L’uomo Rin Tin Tin è quello che:

“Non sono bello come Brad Pitt, non c’ho il fisico di Shwarzennager ma in compenso la lecco come Rin Tin Tin”

E con questo, chiudo e vado a preparare la lezione di domani. John Donne e la poesia Metafisica, per l’appunto.